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Popolo della Famiglia: "Sale solo a chi la pensa come loro. E' questa democrazia?"

Il circolo parla all'amministrazione: "La delibera usa una forma di comunicazione piuttosto efficace e parecchio abusata: afferma come dato incontrovertibile che solo i promotori della stessa incarnino in modo esclusivo i valori della resistenza antifascista"

Ricceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del Popolo della Famiglia:


"Nei giorni scorsi, la Giunta Comunale di Padova ha approvato una delibera che, ispirandosi ai principi della Costituzione repubblicana, vieta l’utilizzo delle sale comunali alle associazioni che «direttamente si richiamano all’ideologia, ai linguaggi e rituali fascisti, alla sua simbologia, e alla discriminazione razziale, etnica, religiosa o sessuale, o per ragioni di lingua, di opinioni politiche, o per condizioni personali o sociali». In pratica, a tutti coloro che non praticano il verbo di sinistra. In merito a questa perla di retorica ideologica, il Popolo della Famiglia intende proporre alcune riflessioni. La delibera usa una forma di comunicazione piuttosto efficace, e parecchio abusata: afferma come dato incontrovertibile che solo i promotori della stessa incarnino in modo esclusivo i valori della resistenza antifascista per arrivare poi alla conclusione, che siano essi stessi i garanti, i custodi dell'intangibilità e dell’interpretazione della Costituzione. Ci si appella a generici valori costituzionali per potersi identificare con essi ed automaticamente riparare la propria ideologia dietro una corazza impenetrabile. Impenetrabile perché, ovviamente, al di sopra delle parti, fuori dal normale ed auspicabile confronto dialettico. Dimenticano, però, che l’associazione cui viene impedito l’uso di una sala comunale per la presentazione di un “fumetto”, ha preso parte alle recenti elezioni politiche su autorizzazione del Viminale. I principi della Magna Charta italiana non derivano semplicemente dai presunti valori dell'antifascismo, ma trascendono qualunque periodo storico, fino a rappresentare il bisogno di libertà di qualunque generazione umana. Essi difendono la libertà dei popoli e dell'individuo, giungendo a condannare ogni forma di imbavagliamento del pensiero e dell’espressione individuale. Ed è a questo punto che la delibera gioca la seconda carta, efficace a livello di strategia comunicativa, ma liberticida nelle intenzioni. La delibera accomuna, stigmatizzandoli, comportamenti “fascisti e razzisti", che giustamente sono condannati da ogni cittadino che voglia ritenersi giusto, a presunte “discriminazioni razziale, etniche, religiose o sessuali", patrimonio esclusivo di certa ideologia e propaganda. Qui entra in gioco la propaganda che imperversa oramai da anni nel nostro Paese. A questo punto speriamo che il Comune di Padova voglia autorizzare l'utilizzo di sale pubbliche per la presentazione di questo "pericoloso" fumetto, e consentire un dibattito aperto e democratico. Vogliamo ricordare che, ad oggi, l'unica violenza vista nelle piazze di Padova è stata ad opera dei cosiddetti "pacifisti e non violenti'', evidentemente indignati perché si osava manifestare idee contrarie alle loro. Il fascismo è morto 70 anni fa: se ne facciano una ragione coloro che ne vorrebbero resuscitare lo spauracchio per avvalorare e assolutizzare la loro idea di uomo e di società. Il fascismo è morto: badiamo bene di non far morire anche la democrazia".

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