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Prato della Valle, Acciaierie Venete finanzia il restauro delle ultime dodici statue

Il restauro di ben 12  tra statue e obelischi è stato finanziato da Acciaierie Venete Spa, con una donazione attraverso il meccanismo dell’ Art Bonus, di  157.380 euro

Si stanno completano gli interventi di restauro delle statue e degli obelischi di Prato della Valle iniziati nel 2012, riportando una delle più belle piazze d’Europa allo splendore iniziale. I numeri di questo 6° e ultimo lotto sono importanti: si tratta infatti di ben 9 statue numerate, 2 non numerate (Giotto e Dante sotto la Loggia Amulea) e di 4 obelischi, per un totale di 15 elementi. L’investimento complessivo è di ben 196.400 euro tutti coperti grazie al mecenatismo di tre aziende  che hanno coperto totalmente la cifra usufruendo dell’Art Bonus. Il restauro di ben 12  tra statue e obelischi è stato finanziato da Acciaierie Venete Spa, non nuova ad importanti interventi del genere sul patrimonio storico artistico della città,  con una donazione, attraverso il meccanismo dell’ Art Bonus di  157.380 euro. Più nel dettagli Acciaierie Venete ha “adottato” il restauro delle statue  24 Bernrdino Trevisan, 26 Andrea Recanati,  69 Francesco Luigi Franzago, 70 Francesco Pisani, 71 Giulio di Pontedera, 72 Nicolò Tron, 73, Francesco Guicciardini, 76 Stefano I Batory,  degli obelischi numerati  come 34, 77 e 78  e della statua di Dante, posizionata sotto la Loggia Amulea. L'assessore Andrea Colasio ha ricordato come nel 2017 si fosse partiti con la proposta dell'Art Bonus per raccogliere i fondi che servivano all'opera completa di restauro e che in pochi anni si è arrivati a questo importante risultato.

Entusiasta il Sindaco Giordani, presente con l'assessore Colasio e il direttore delle relazioni esterne delle Acciaierie Venete: «Stiamo lavorando, con l’assessore Colasio e con i tecnici per far sì che Padova sia sempre più bella. E’ quello che stiamo facendo con Prato della Valle grazie anche a molti padovani che attraverso l’Art Bonus vogliono partecipare a questo impegno. L’ultimo, che ringrazio molto  è Alessandro Banzato presidente di Acciaierie Venete;  ha letto il nostro appello ai padovani e ha subito voluto partecipare finanziando ben 12 tra statue e obelischi.  Ringrazio anche Parcheggi Italia e DF Audit che hanno finanziato  gli altri tre elementi permettendoci di avviare i lavori di tutto il 6° lotto. E’ bello vedere come i padovani si impegnano in prima persona, accanto all’amministrazione nel custodire e rendere ancora più accogliente la nostra città. Un grazie anche ai tecnici che hanno messo a punto sistemi molto avanzati di restauro di queste statue, assicurando loro un futuro sicuro. Ma soprattutto, dopo questi restauri straordinari, avviare e mantenere una manutenzione costanete che mantenga queste opere d’arte nella miglior condizione possibile».

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Francesco Semino direttore delle relazioni esterne di Acciaierie Banzato, presente in rappresentanza del presidente Alessandro Banzato, spiega il perché della scelta di sostenere questo progetto: «Noi abbiamo scelto come politica aziendale e nella logica di una responsabilità sociale che non è soltanto produrre reddito per il territorio ma anche redistribuirne una parte,  di concentrarci su alcuni grandi interventi e di non disperdere le risorse in tanti piccoli rivoli. Abbiamo quindi sempre guardato al lato storico artistico della città, come a quello dell’eccellenza sanitaria,  sostenendo in questo campo la “teen zone” in oncologia infantile e altri interventi importanti con la Fondazione Salus Pueri. Questa è un po’ la filosofia dell’azienda,  che ha iniziato con uno stabilimento qui a Padova nel 1957 e che anche se adesso ha impianti fra Lombardia Friuli e Trentino, mantiene ben vive le sue radici qui e mantiene un rapporto privilegiato con questo territorio». Nel clima di euforia, era palpabile la soddisfazione dell'assessore del Sindaco e del rappresentante di Acciaierie Venete, l'assessore Colasio ha però sottolineato che ora bisognerà occuparsi del mantenimento, lui l'ha definita scherzando "manutenzione" e «non accontentarsi di rivederle splendere per poi ritrovarle, magari tra dieci anni, nelle condizioni in cui erano quando è partita l'iniziativa». 

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