Rom a Padova, Saia: "Le politiche di integrazione sono un fallimento"

Il senatore padovano chiede l'applicazione del patto sottoscritto tra i nomadi residenti in via Longhin e il Comune che prevede l’allontanamento di chi delinque dal campo

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

Altre due nomadi residenti nel campo di via Longhin sono state acciuffate dai carabinieri con le mani nel sacco. Le due nomadi sono state denunciate a piede libero con l'accusa di ricettazione. Le amiche sono già conosciute alle forze di polizia sempre per i reati di furto e di ricettazione.

A fine giugno, quindi nemmeno un mese fa, sono stati i poliziotti della squadra volanti in moto ad arrestare altri quattro residenti in via Longhin colpevoli aver rubato un bancoposta ed un cellulare dal furgone di due giardinieri al lavoro in città. Il questore aggiunto Marco Calì ha quindi segnalato la violazione del patto sottoscritto tra i rom residenti in via Longhin e il Comune che prevede l’allontanamento di chi delinque dal campo stesso. Patto che evidentemente il Comune e alcuni residenti non vogliono far rispettare.

I carabinieri della compagnia di Padova e del battaglione di Mestre non hanno aspettato, e dopo il furto di fine giugno, con un blitz, hanno scoperto, nelle immediate adiacenze del campo, i nascondigli di refurtiva e materiale trafugato da alcuni ladri abituali che vivono nello spazio comunale. I militari hanno trovato macchinette fotografiche digitali, assegni, documenti rubati e confezioni di scotch e nylon che, a quanto riscontrato dal narco test, hanno contenuto eroina. Il sospetto è che alcuni abbiano il ruolo di custodi della droga.

Il campo di via Longhin è stato rimesso a nuovo dal Comune con un finanziamento statale di 480mila euro. Il Comune la settimana scorsa ha stanziato altri 16 mila 500 euro per acquistare cucine componibili per arredare le casette del campo rom. Uno stanziamento coperto grazie ad un contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo che permetterà così di montare, direttamente negli alloggi assegnati ai nomadi, 15 cucine complete di elettrodomestici.

“Voglio sapere se quanto previsto dal patto tra i rom e il Comune è stato rispettato. Voglio sapere se il patto verrà rispettato anche per le due ladre di ieri. Questa situazione non è più tollerabile. Non possiamo comprare cucine e costruire case, cedute ad affitti irrisori, a chi delinque. Polizia e Carabinieri hanno dimostrato, fuori da ogni dubbio, che alcuni residenti di via Longhin sono dei delinquenti dediti a borseggi e furti. Addirittura ora si sospetta siano coinvolti in giri di droga”. Commenta il Senatore padovano Saia. “Quello sull’integrazione, sta diventando un discorso esclusivamente politico-ideologico, che non ha più nulla a che vedere con la realtà dei fatti appurata dalle Forze dell’Ordine. È dal 2004 che incessantemente questo Comune mantiene un'area di illegalità al campo Longhin, quando iniziò a mantenere per mesi, in albergo, una trentina di rom in parte ricercati dalle forze dell'ordine. Per non parlare delle case pubbliche dell'ATER per questa etnia sempre pronte, libere e disponibili, come sottolineato anche da Opera Nomadi nel caso dei nomadi di San Lazzaro: tutte le famiglie richiedenti hanno ottenuto l’alloggio ATER. Siamo certi che queste case siano state assegnate a persone oneste? Questa situazione ridicola mette in imbarazzo la città e i cittadini: come possiamo continuare a chiedere sforzi contributivi ai padovani onesti, quando questi denari vengono usati per mantenere dei delinquenti? "
 

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