Sanità, Pipitone (IdV): "Nuovo ospedale Padova, Zaia scarica Bitonci"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

"Zaia scarica Bitonci e Bitonci scarica tutto sui padovani. La riflessione più amara? Che la sanità è un duello tra le diverse anime della Lega, giocato sulla pelle dei cittadini". Così il capogruppo regionale di Italia dei Valori Antonino Pipitone sullo stop al nuovo ospedale di Padova, sancito dall'incontro a palazzo Balbi.

Il nuovo ospedale di Padova – osserva il politico IdV, medico di professione – è stato fatto arenare dalla politica leghista del non decidere, che se ne frega dei bisogni della gente ma è attentissima ai giochi di corrente. È triste vedere come Padova, centro europeo della medicina, esca ancora una volta penalizzata rispetto a Verona, dove il nuovo polo lo hanno deciso e realizzato in un amen, e Treviso, dove sta partendo adesso la ristrutturazione".

"Bitonci – attacca Pipitone - politicamente non è all'altezza di una città come Padova. Il fatto che non riesca nemmeno a dialogare con un esponente del suo stesso partito e che metta a rischio la maggiore “azienda” del centro storico la dice lunga sulle sue capacità di governare. Il nuovo sindaco non ha alcuna visione strategica della città e dello sviluppo che deve avere. L'Europa andrà verso il futuro, mentre Padova tornerà agli anni Cinquanta".

"Ora si apriranno contenziosi tra il Comune e la Regione, e tra la Regione e le aziende coinvolte. Temiamo – conclude Pipitone - che Zaia non abbandoni lo strumento del project financing, vista la richiesta danni che arriverebbe dal consorzio proponente in caso di rinuncia. Così Padova rischia la beffa: restare senza ospedale. Se, come si comprende dalle sue parole, Zaia esclude di “costruire sul vecchio”, emerge la possibilità che voglia trovare un accordo con un comune limitrofo, creando un importante danno economico e sociale alla città. Sarebbe una storica sconfitta amministrativa, culturale e di prestigio, con l’inevitabile distacco dal cuore dell’università, la sanità smembrata, disagi e problemi per la ricerca mai immaginati prima".

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