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Sciogliere la Cgil, Marturano: «Le affermazioni della leghista ci riportano indietro agli anni più bui della storia»

Arriva a risposta del sindacato alla segreteria del Carroccio di Borgoricco Vania Gasparini, che aveva proposto di «sciogliere la Cgil in quanto inutile e pericolosamente comunista»

«Abbiamo riflettuto a lungo prima di decidere se replicare alle farneticazioni della Segretaria della Lega di Borgoricco, perché si è lasciata andare ad affermazioni che regalano un attimo di visibilità per poi finire nel dimenticatoio delle sciocchezze che intasano i social network». Inizia così la dichiarazione del segretario generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano, su quanto detto dalla segreteria della Lega di Borgoricco Vania Gasparini che aveva proposto, sul suo profilo personale di Facebook, di «sciogliere la Cgil in quanto inutile e pericolosamente comunista».

Marturano

«Ma la gravità delle sue parole – prosegue il segretario della Cgil – a maggior ragione perché esternate dopo quel che è successo sabato scorso, con la devastazione squadrista della nostra sede nazionale a Roma, ci impongono di non lasciar correre. Seppur consapevoli che la distanza da una cultura democratica e da una reale conoscenza della storia del nostro paese risulti difficilmente colmabile per chi coltivi pensieri del genere, riteniamo necessario condannare nettamente il deliro dell'esponente leghista, che ci riportano con la memoria indietro di quasi un secolo. Indietro a un regime che ha soppresso le libertà civili, ha costretto il paese a una guerra folle costata il sacrificio di un'intera generazione, un regime che abbiamo sconfitto grazie alla lotta di Resistenza, dalla quale è nata la nostra Costituzione. Voglio ricordare – chiude Marturano – che la nostra organizzazione sindacale, la Cgil, allora, pagando un prezzo altissimo, combatté il fascismo. Dopo averlo sconfitto, contribuì anche a scrivere quella stessa Costituzione che tutti noi faremmo bene sempre a ricordare, perché portatrice e custode dei valori su cui si fonda la nostra Repubblica. E se questo vale per i privati cittadini, deve valere ancor di più per chi, seppure a livello locale, svolge attività politica in un partito che siede in Parlamento e che esprime il presidente della nostra Regione. Ignorare questo, oltre che poco rispettoso nei confronti di un'organizzazione che rappresenta milioni di lavoratrici e lavoratori, significa non possedere nel proprio bagaglio culturale i fondamentali democratici. E bisognerebbe prenderne atto».

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