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Scuola, la Regione toglie il buono scuola ai genitori non nati in Italia. Piva: "Distruggono il welfare"

Il provvedimento dell'assessore regionale Elena Donazzan fa già discutere. Ora oltre all'Isee si dovrà produrre un documento che attesta cosa si possiede nel Paese da cui si è emigrati

Sembra non possa esserci mai pace per la scuola: dopo gli edifici scolastici da mettere in sicurezza, le nomine di dirigenti scolastici e insegnanti, la questione vaccini ora arriva un provvedimento che riguarda la possibilità di farsi rimborsare una quota della spesa per i libri di testo della scuola media inferiore. I genitori con un Isee basso potevano richiedere un buono libro, che non è mai andato a coprire tutta la spesa che una famiglia seppur di bassissimo reddito, va a spendere. Il provvedimento riguarda solo le famiglie che hanno i genitori non nati in Italia. 

Donazzan

La Regione ha deciso di introdurre un elemento di novità. Ora chiede, per concedere quel rimborso, oltre alla dichiarazione Isee, anche un documento che certifichi e attesti i beni che possiedono nel Paese da dove sono emigrati. Il documento le famiglie di origine straniera lo possono richiedere solo ai Paesi che hanno una convenzione specifica con l’italia. Tutti gli altri Paesi sono esclusi da questa documentazione che diventa così fondamentale per ottenere il buono libri. La lista dei Paesi? La Regione non l'ha fornita.

L'ass. Piva

L’iniziativa dell’assessore all’istruzione della Regione Veneto, Elena Donazzan, fa già discutere negli ambienti scolastici e non solo.“Sembra non lo sappiano neppure loro quali siano questi Stati - commenta l’assessora del comune di Padova, Cristina Piva - per cui succederà che i genitori chiederanno il buono per i libri di testo, produrranno l’Isee e le dichiarazioni richieste. E poi inevitabilmente non gli saranno devoluti i fondi, è facile da intuire che sarà questo il percorso”.

Comune di Padova

Voi come vi state muovendo? “La comunicazione è appena arrivata e subito ci siamo attivati per capire bene come bisogna comportarsi e quali siano i margini in cui agire. Il comune si è attivato per capire , ma non c’è nessun elemento certo. E’ una manovra per dare meno buoni libro possibile. Come fanno queste famiglie se non hanno dei riferimenti precisi. I buoni erano solitamente assegnati a tutti, Italiani e stranieri, ora c’è questa novità. A una famiglia sarà avvallata, la richiesta,  solo se c’è una convenzione tra i due Paesi. Se la regione sa quali sono i Paesi, perché non ci dice quali sono gli Stati? Sembra davvero non lo sappiano neppure loro”.

Welfare

Come giudica questa decisione l’assessore all’istruzione del comune di Padova? “Una presa di posizione - risponde l'assessore -  a priori, se chiedo una certificazione sapendo che non potrò mai averla, sembra quasi un gioco di parole per dire: quando avrai uno stato di diritto anche tu, ti darò i libri di testo. Semplifico ma sono certa che ci siamo capiti su cosa intendo”. Situazione nuova per il panorama della scuola italiana: “Io spero che chi ha diritto a questo non debba subire un ulteriore gioco di burocrazie. Tagliare ancora nel sociale, nella scuola, a me sembra una manovra forzata, di impatto propagandistico che però nel concreto mette a rischio molte famiglie. È già difficile che i più poveri possano ottenere la totalità dell’ammontare, figuriamoci ora. Anche questa è spending review? Il welfare veneto è in un momento di cedimento. Se cominciamo da questi settori, a tagliare, vuol dire togliere a chi ha più bisogno. Non è certo questo il modo per mettere le basi per una società migliore”.

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