Scuole Cesare Battisti: nostalgia canaglia

Dopo l'operazione verità 20 settembre 2013 del sindaco Zanon, ecco alcuni spunti di riflessione che richiedono di essere analizzati

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

Alcuni spunti di riflessione richiedono di essere analizzati dopo la serata di venerdì 20 settembre 2013, dall'Operazione Verità decisa dal nostro sindaco Domenico Zanon.
Il primo spunto è una questione tecnico-logistica, per chiamarla in maniera altisonante. Da quando l'Auditorium Ferrari è stato aperto, si contano sulle dita di una mano le occasioni in cui la cittadinanza ne ha potuto godere, è triste che una di queste sia nata con l'unico scopo di dare risalto ad un'iniziativa di stampo elettoralistico del Sindaco, mentre in altre occasioni sono stati richiesti canoni d'affitto vertiginosi che hanno inibito ogni iniziativa delle associazioni e dei cittadini. Il Sindaco non ha mancato di far notare come l'auditorium sia stato uno spreco di denaro pubblico perché inutilizzato, ma la realtà è ben diversa. Nell'unica occasione in cui questo è stato concesso in utilizzo si è riempito di cittadini, concessione non fatta ad un impresario professionista del settore, ma ad un'associazione da poco nata, formata da giovani volenterosi. Lo spreco non è stato costruirlo, ma tenerlo chiuso.
Il secondo spunto è di natura linguistica. Scuola: Operazione Verità era il titolo dell'evento, ma di quale verità stiamo parlando? Un monologo di quasi due ore da parte del Sindaco, senza contraddittorio e, ancor più grave, senza interventi di natura tecnica da parte di architetti, ingegneri, geometri e quant'altro, eccezione fatta per cinque minuti di presentazione da parte dell'architetto Zamprogna, cinque minuti in una serata durata quasi due ore e mezza. Non è stato dato spazio a nessun altro, né ad altri componenti della giunta, né alle opposizioni, non alle associazioni e ai comitati che difendono il diritto alla sicurezza nelle aule. Quale verità dunque? Una verità rivelata dall'alto dal Sindaco, una verità parziale e accomodante, ma il pubblico se ne è accorto e ha fischiato, il Re, sopra il palco, era nudo.
Il terzo spunto riguarda la scenografia. Mentre da un lato del palco il Sindaco parla, dall'altro una presentatrice ben addestrata, l'assessore Serato, l'architetto e un non meglio definito "dottore" fanno da contorno e scenografia al Principe. Il grande assente è la giunta comunale. Non pervenuti il vicesindaco, Bellotto e Dittadi, tra il pubblico, in ombra, Scirè, Torresin e Pontarollo, mai attivi durante il dibattito. Un uomo solo al comando ma è un comandante senza ciurma, i suoi già sono scappati sulle scialuppe, al suo fianco solo il fido Serato che, mentre Zanon scivola nel grottesco, diventa un gigante nei suoi pochi interventi, rispondendo alle domande in maniera dettagliata, seppur incoerente, arrivando ad ammettere la propria (e della giunta) ignoranza sullo stato della sicurezza del Parini (avendole poco prima però definite sicure).
Il quanto spunto di riflessione si ha sulla sceneggiatura. Performance quasi eccezionale, ben pochi gli errori. Omettendo dati importanti e sfavorevoli, la prima ora fila via in un monologo dell'avvocato sullo stato dei lavori, quasi mai viene nominata la giunta precedente, sembra veramente che il Sindaco si sia deciso ad una vera operazione verità, dettagliata ed oggettiva, in un impeto di "civilismo", tesi confermata anche dalla parola concessa all'architetto Zamprogna, progettista e direttore dei lavori. Poi largo alle domande con il geniale stratagemma di raccoglierle tutte in una volta così da permettere di rispondere solo a quelle non scomode. Intervengono, tra gli altri, il presidente del Comitato Genitori Bovo e il consigliere Perusin, con domande serie e circostanziate, ma anche un signore il cui nome taceremo per pietà.
Si alza e la farsa è servita. Grande curiosità di costui (in quanto "cittadino che paga le tasse", a suo modo di definirsi) è conoscere la situazione ereditata dalla giunta nel 2009. Suona subito il campanello d'allarme ma la domanda è legittima come ogni altra e, siccome domandare è lecito e rispondere cortesia, non è certo il Sindaco a voler sembrare scortese. Lasciate inevase tutte le altre domande, il Sindaco si lancia in una lunga dissertazione sulla storia dei progetti sulla scuola dal 1990 (non è un errore di battitura) al 2009, 19 anni di storia corredati da numerose slides con progetti e dichiarazioni raccolte da giornali e verbali di consigli comunali. La recita per un po' è sopportata, ma il Sindaco esagera e il pubblico non sopporta oltre. Bordate di pernacchie e fischi lo interrompono, il poveretto prova a riprendere il filo del discorso ma non gli è più permesso, gli si chiede da più voci di rispondere anche alle domande non concordate, ma lui imperterrito prova a continuare la propria arringa contro l'ex-sindaco Volpato, perdendosi e imbrogliandosi tra anni '90 e 2000, lire e euro, ponendosi, nell'enfasi, addirittura in una particolare santa-alleanza con Dino Scantamburlo in chiave anti-Volpato (che di Scantamburlo fu vice-Sindaco) e infine arrendendosi e sedendosi al tavolo sconfitto.
Il Sindaco, rispondente e mandante della domanda, fa cadere palco e burattini, il burattino, richiedente mandato della domanda, perde faccia e dignità provando un unico e timido tentativo di risposta a quanti lo fischiano. Nessuno tra consiglieri e assessori della maggioranza (quei pochi presenti) alza un dito, guardano solo il Sindaco cadere, non sembra dispiacere a loro meno che ai membri dell'opposizione. Sul palco il politico non c'è più, rimane l'uomo, fa quasi pena.
Il quinto e ultimo spunto è politico, entra nel merito della questione. L'intera serata è il lancio della campagna elettorale per le amministrative 2014, non ha alcun interesse nel tema della scuola, se non come pretesto per costruirsi l'immagine del grand'uomo salvatore della patria e attaccare quanti, all'opposizione o nella società civile, l'hanno criticato. Mentre le giunte precedenti sono dipinte come cloache di incapaci e briganti, le associazioni del settore e i gruppi di interesse diventano manovrati, utilizzati a fini politici da chi vuole rubargli il posto. Per tutta la serata non si capisce quale sia lo stato dei lavori, non si capisce quando le scuole saranno riaperte, non si capisce da dove verranno i denari necessari a completarle, peggio ancora non si capisce lo stato della sicurezza del "Parini".
Si capisce invece che "questo Sindaco" (come ama definirsi) pone e ha sempre posto la scuola al primo posto, proprio lui che nel 2009, nell'anno orribile della crisi economica (il PIL italiano chiuderà con un -5,1%, record storico da decenni), metteva a bilancio una piscina da circa 5 milioni di euro (questione di priorità). Ma per "questo Sindaco" la storia non è importante, e non è importante e non conta la realtà dei fatti, fanno testo le sue ricostruzioni personali e fantasiose, un mondo incantato dove, guidata dalla sua luce, Camposampiero risorgerà a nuova vita.
La scuola brucia, il Sindaco la decanta con la cetra. La fotografia di questi quattro anni di ghe pensi mi "zanoniano" è proprio la facciata della "Cesare Battisti" dove domina un tabellone luminoso che ci informa di quanta energia è stata prodotta. Figlia della cultura dell'immagine, del dire come sinonimo del fare, la nostra scuola elementare produce energia, ma non più istruzione.
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