I sindaci della Bassa: «Ripartire il peso dell'emergenza Covid, al territorio si chiede un sacrificio enorme»

I sindaci in una nota congiunta evidenziano che con Schiavonia Covid Hospital si allarga una ferita ancora aperta e si richiede a tutto il territorio della Bassa Padovana un sacrificio enorme. Ecco cosa propongono

Lunedì 2 novembre 2020 si è concluso in tarda serata il Comitato dei Sindaci ex Ulss 17 formato dai 44 Comuni della Bassa Padovana. Erano presenti in videoconferenza più di 40 sindaci e la Direzione dell'Ulss 6 nella persona del Direttore Generale dottor Scibetta, dottoressa Benini e dottor Fontana. Nell'introduzione di contesto i sindaci hanno appreso che i numeri pandemici stanno crescendo rapidamente e ciò richiede una velocità di aggiornamento nell'organizzazione sanitaria.

Livelli

«5 sono i livelli e ci stiamo avvicinando - dichiarano attraverso una nota congiunta i sindaci - alla fase 3 e con essi anche l'ospedale di Schiavonia diventa Covid Hospital. I sindaci, consapevoli che i malati covid devono necessariamente essere divisi e distinti dai malati non covid, al fine di proteggere e salvaguardare entrambi, evidenziano che con Schiavonia Covid Hospital si allarga una ferita ancora aperta e si richiede a tutto il territorio della Bassa Padovana un sacrificio enorme. I sindaci unitamente ribadiscono che l'ospedale Madre Teresa di Calcutta rimanga ospedale di riferimento anche per altre patologie, che il peso dell' emergenza covid venga ripartito e che cresca la consapevolezza che i tempi di percorrenza tra le zone del montagnanese e gli ospedali dell'alta Padovana come Camposampiero sono inaccettabili e pericolosi per gli ammalati e le loro famiglie».

Ospedali

«I sindaci vogliono mettere da parte le contrapposizioni e le sterili polemiche e propongono che vengano mantenuti aperti nonostante l'eventuale acutizzarsi delle fasi i reparti di oncologia, psichiatria, punto nascite e attività pediatrica, punto prelievi, nefrologia e Pronto Soccorso e vengano attuate tutte le misure necessarie per mantenere attiva anche l’unità coronarica, nonché quanto più possibile chirurgia ordinaria e d'urgenza e chirurgia oncologica nonostante la grave carenza generale di anestesisti. Si chiede inoltre che vengano superate le logiche delle ripartizioni territoriali sanitarie. In questa emergenza pandemica è necessario favorire la flessibilità ed un concetto di sanità di territorio indipendentemente da province e ULSS di appartenenza. Chiedono che possano essere utili e utilizzati anche dai cittadini della Bassa Padovana gli ospedali di confine come Noventa Vicentina, Legnago San Bonifacio, Rovigo e che si provveda quanto più possibile a distribuire le attività ambulatoriali e di cura anche negli ospedali di confini oltre che nell'Ulss6». 

Richieste

«Si richiede di implementare le cure domiciliari. I Sindaci hanno appreso positivamente l'assunzione dei 37 medici USCA per garantire l'assistenza dei pazienti covid 19 che non necessitano di ricovero ospedaliero nonché l'ordinanza regionale che permette ai medici condotti di effettuare tamponi. Si rendono oltremodo disponibile ad aiutare i medici di medicina generale per mitigare eventuali problemi logistici. Per attività ambulatoriali, day hospital, terapie serve rinforzare i punti prelievo (collegandoli dal punto di vista informatico al sistema centrale); strutturare progetti in sinergia con i comuni che facilitino il trasporto protetto verso i diversi ospedali; aumentare convenzioni con i privati anche temporanee per attività diagnostiche e ambulatoriali. Infine serve maggiore personale anche al dipartimento di prevenzione per aggiornare in tempo reale e coadiuvare gli istituti scolastici e la cittadinanza in questa delicata fase di monitoraggio, prevenzione e contenimento della pandemia».

Tamponi e medici

La direzione del ULSS 6 ha concluso comunicando che l'attività straordinaria dell'ulss6 è arrivata a quasi 5000 tamponi al giorno, si è attivato il primo e secondo livello per le terapie intensive. Pur essendo autorizzata tutta la rete regionale risulta molto difficile trovare nuove risorse umane, a questo si somma la situazione di salute del personale sanitario che è risultato positivo. «In Italia mancano 50 mila medici e - conclude la nota - in Veneto tra medici e infermieri circa 2200. Per i Sindaci è necessario rivedere il sistema universitario e di specializzazione senza i quali non si può formare nuovo personale ospedaliero che oggi più che mai è assolutamente indispensabile. I Sindaci chiedono altresì al Ministero della Salute di rivedere il decreto ministeriale 70 del 2015 che fissa il rapporto tra posti letto ospedalieri e numero degli abitanti. A causa della pandemia servono più posti letto. I Sindaci concordemente ringraziano tutto il personale sanitario per lo sforzo e per la professionalità con cui stanno affrontando l'emergenza sanitaria e la Direzione che ha evidenziato positivamente alcune proposte dei Sindaci».

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