Giovedì, 13 Maggio 2021
Politica

Statuto regionale, Veneto 2020 e M5S: «Referendum, già raccolte 7 firme su 11 per bloccare la riforma di Zaia»

I sette consiglieri regionali del coordinamento Veneto 2020 e del Movimento 5 Stelle in conferenza stampa hanno annunciato di aver sottoscritto la richiesta di referendum confermativo previsto dalla Costituzione per le modifiche alle leggi statutarie regionali

«L'obiettivo è a portata di mano: ora ci mancano solo 4 firme. Una volta ottenuta l'adesione del Partito democratico, il referendum sulla riforma statutaria imposta da Zaia diverrà realtà e i veneti potranno bloccare una riforma antidemocratica, che distorce la volontà popolare». Lo comunicano i sette consiglieri regionali del coordinamento Veneto 2020 e del Movimento 5 Stelle, che in conferenza stampa hanno annunciato di aver sottoscritto la richiesta di referendum confermativo previsto dalla Costituzione per le modifiche alle leggi statutarie regionali. «Zaia e la Lega hanno rotto unilateralmente il patto costituzionale, che reggeva in Veneto dal 2012 quando lo Statuto è stato approvato all'unanimità dal consiglio regionale». Si tratta di Piero Ruzzante (Veneto 2020 – Liberi E Uguali), Jacopo Berti (Movimento 5 Stelle), Cristina Guarda (Veneto 2020 – Civica per il Veneto),Patrizia Bartelle (Veneto 2020 – Italia In Comune),  Erika Baldin (Movimento 5 Stelle), consigliera regionale, Manuel Brusco (Movimento 5 Stelle), consigliere regionale e Simone Scarabel (Movimento 5 Stelle).

"Sgarbo istituzionale"

«Una forzatura, uno sgarbo istituzionale dettato da pura e semplice ingordigia: hanno aumentato le poltrone, riportandole a 61, come ai tempi di Galan. Le 10 poltrone in più, però, vanno tutte alla maggioranza! Al candidato presidente più votato basterà il 40% dei voti per sbloccare il super-premio di maggioranza, 30 seggi in consiglio regionale pari al 60% dei seggi. A questi vanno aggiunti i 10 assessori esterni, nominati direttamente dal Presidente. Risultato: con il 40% dei voti otterrà 40 poltrone su 61, pari al 66%. È chiaro quindi che siamo di fronte ad una plateale distorsione della volontà popolare, con un costo economico di 7 milioni di euro in più pescati dalle tasche dei contribuenti. Ancora più grande è il costo in termini di minore democrazia che si avrà per effetto di questo blitz di fine mandato. Per questo la parola deve tornare al popolo: mancano solo 4 firme, l’invito a sottoscrivere è aperto a tutti i consiglieri regionali».

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