Tragedia di Via Montà: i sindacati in coro chiedono una svolta sulla sicurezza nel luogo di lavoro

Aldo Marturano, Samuel Scavazzin e Riccardo Dal Lago: «Questa ennesima vittima su un luogo di lavoro ci dimostra che per la sicurezza dei lavoratori, nel nostro Paese, si fa ancora troppo poco e questo non è più tollerabile»

Aldo Marturano, Samuel Scavazzin e Riccardo Dal Lago: «Questa ennesima vittima su un luogo di lavoro ci dimostra che per la sicurezza dei lavoratori, nel nostro Paese, si fa ancora troppo poco e questo non è più tollerabile. Servono urgentemente maggiori interventi per prevenire queste tragedie. Si punti di più sulla formazione continua dei lavoratori, sugli sgravi alle imprese che investono in sicurezza e sul rilancio del tavolo territoriale su salute e sicurezza. E si applichi finalmente anche il piano strategico regionale su Salute e Sicurezza istituito più di due anni fa e che sostanzialmente è rimasto lettera morta».

Tragedia

«Con la tragedia occorsa stamane nella struttura di Aps-Acegas di via Montà a Padova - che è costata la vita ad un lavoratore e un infortunio piuttosto serio ad un altro – abbiamo avuto l'ennesima prova che in questo Paese (e anche nella nostra Provincia) si sta facendo ancora troppo poco per prevenire questo genere di incidenti. A dirlo non siamo solo noi, bensì i numeri di questa tragedia quotidiana che non accenna a diminuire. Basti solo pensare che da gennaio ad agosto di quest'anno (e quindi con un lock down nel frattempo che ha bloccato gran parte del mondo del lavoro) nella provincia di Padova abbiamo avuto 6831 infortuni e 6 morti. L'anno scorso, per lo stesso periodo, erano stati 9160 infortuni e 10 morti. Insomma, considerando le peculiarità di quest'anno dovute all'epidemia, vediamo che il trend degli infortuni e delle vittime non accenna a diminuire».

Mattarella

«Solo pochi giorni fa, l'11 ottobre, ricorreva la 70esima giornata nazionale per le vittime sul lavoro. Il Presidente Mattarella ha definito questo fenomeno "una ferita sociale che lacera il Paese" e noi crediamo che non sia più rimandabile, per un Paese che si definisce civile come il nostro, avviare concrete e incisive azioni di contrasto affinché questi episodi non capitino più, almeno con questa terribile frequenza».

Dinamica

«Ecco perché, in attesa che Forze dell'Ordine, Magistratura e Spisal, compiano le loro verifiche e ci spieghino l'esatta dinamica dei fatti, crediamo che, da subito, si possano intraprendere quelle misure su cui chiediamo da tempo l'attenzione delle Istituzioni e delle Imprese. Innanzitutto, bisogna investire di più sulla formazione continua dei lavoratori, in particolare per quel che attiene ai temi riguardanti la prevenzione degli infortuni. In secondo luogo, si possono concedere sgravi fiscali per quelle imprese che decidono di investire sulla sicurezza, puntando a garantire la salute dei propri lavoratori. E infine, venga ripristinato e reso permanente il tavolo territoriale per la Salute e Sicurezza, istituito più di due anni fa, in Prefettura, dopo le vittime dell'incidente alle Acciaierie Venete. E trovi finalmente piena attuazione anche il Piano Strategico Regionale su Salute e Sicurezza, creato dopo quella tragedia dalla Regione Veneto e che, sostanzialmente, non è mai entrato in funzione: vengano assunti, com'era previsto, maggiori ispettori Spisal e rafforzati i controlli. Nessuno ha la soluzione in tasca ma quel che non è più accettabile è trovarsi ancora di fronte a sciagure del genere e cavarsela con un'alzata di spalle perché questo è il modo più sicuro per il loro ripetersi. Sono troppe le vedove e gli orfani, dovuti a queste tragedie, che ogni giorno ci ricordano che non è più accettabile che qualsiasi lavoratore di un Paese civile vada al mattino al lavoro e non faccia più ritorno a casa».

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