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ELEZIONI 2022

La campagna elettorale s'infiamma, Peghin propone il referendum sul tram. Giordani: «Prende in giro i padovani. Non si può fare»

Lungo sfogo del candidato di centrodestra contro il sindaco: «Da oggi la musica cambia. Non siamo davanti ad un imperatore, tra l'altro manovrato dal suo portavoce». «Non m'interessa litigare, ma ciò che racconta Peghin o non si può fare o è stato già fatto»

La campagna elettorale entra nel vivo e iniziano le prime schermaglie tra i due candidati principali, ossia l'attuale sindaco Sergio Giordani e il competitor a destra, Francesco Peghin. Pomo della discordia è il tram. Ieri Peghin ha lanciato l'idea di proporre un referendum tra i padovani per scegliere tra la terza linea del tram e i bus elettrici. A rispondergli era stato l'assessore alla mobilità Andrea Ragona, che aveva evidenziato come siano già finanziati 65 bus elettrici e come non sia possibile indire un referendum perchè i fondi per la terza linea del tram già sono stati stanziati dallo Stato all'interno del Pnrr. In più, per il Sir2 (la terza linea appunto) c'è già il bando di gara in corso e per legge non possono essere sottoposte a referendum le deliberazioni concernenti appalti e concessioni. Peghin non ha gradito che a rispondergli ancora una volta non sia stato il sindaco Giordani (i due sono amici, ma a questo punto la campagna elettorale ha aperto un solco sul loro rapporto) e si è lanciato in un lungo sfogo sui social contro il primo cittadino e il suo staff, a partire dal suo portavoce, Massimo Bettin.

Peghin

«A tutto c'è un limite – scrive Peghin - .A Padova qualcuno, dopo meno di due mesi di campagna elettorale, quel limite lo ha ampiamente superato. Ed è ora di dire con tranquillità che le cose cambiano. Chi manovra i fili della campagna elettorale del sindaco uscente si riferisce a Bettin, ndr), e ne manovra anche le scelte amministrative, ha costruito un film che prevede due parti chiare. La prima parte è scritta per il sindaco uscente che, mentre continua a spendere i soldi dei padovani per farsi campagna elettorale dal Comune, o ancora peggio a farsi finanziare esplicitamente da alcuni supermercati, non si degna di confrontarsi con le proposte o le idee o le critiche di un padovano come me. E dichiara che lui non ha tempo per la polemica perché deve lavorare. Una sua splendida idea di democrazia basata su una visione imperiale che richiederebbe la trasformazione dei suoi manifesti in 'io sono Padova', altro che ' insieme'. La seconda parte nel film la recitano, invece, tutti gli emissari inviati per bacchettare chiunque faccia una proposta o una critica. A turno salgono in cattedra consiglieri comunali, segretari di partito, candidati cosiddetti civici e gli assessori con una arroganza pari solo al loro sindaco, che si rifiuta di fare confronti o di ascoltare proposte. Per il sindaco uscente nessuno è degno di essere ascoltato. Per il sindaco ombra e i suoi numerosi portavoce, al contrario, io prima ero la copia del loro sindaco, poi il clone dell'ex sindaco, infine uno che non capisce niente di qualsiasi cosa parla. Ormai la cosa è chiarissima e merita, quindi, di essere esplicitata. Da adesso, però, la musica cambia perché io non posso accettare da padovano che per altri due mesi e mezzo il manovratore del sindaco uscente insulti tutti i padovani giocando con il suo telecomando che mette in pausa l'imperatore nella sua torre e scaglia quotidianamente insulti e denigrazioni verso di me e verso chiunque osi dire a Padova una parola autonoma rispetto a sua maestà. Il gioco ormai è svelato. Ogni volta, che a fronte di una proposta concreta il sindaco uscente tacera' o manderà qualcuno a fare il bullo contro di me o contro i padovani, si confermerà esattamente questo disegno. Buona campagna a tutti».

Giordani

Intercettato a margine di una conferenza stampa di presentazione della Settimana Mondiale del Cervello, il sindaco ha replicato: «Non voglio e non m'interessa litigare con nessuno. Per me la campagna elettorale è un'altra cosa e quindi non voglio cadere nelle provocazioni – le parole di Giordani - .Però non mi piace che vengano presi in giro i padovani. Chi parla di bus elettrici e referendum dovrebbe sapere che sono tutte cose che semplicemente non si possono fare, perché i soldi già ci sono e sono vincolati alla realizzazione della linea del tram. Se poi si vogliono perdere i fondi, di cui abbiamo già incassato una parte, è un altro discorso»

La Lega

A sostegno di Peghin è intervenuto il segretario provinciale della Lega, Marco Polato: «La risposta quasi prepotente dell’assessore Ragona non sta dando le risposte che i padovani vogliono sentire. Il vero problema delle linee Sir2 e Sir3 è il Translohr, la “monorotaia” a guida vincolata che già contraddistingue la Sir1 – sostiene Polato – .I problemi sono molteplici, ad iniziare dai tempi biblici per la realizzazione di tutta la linea, per non parlare poi del preoccupante crescere delle chiusure delle attività commerciali di quartiere che con questa prospettiva aumenteranno a dismisura. Ed in ogni caso, vorrei sottolineare il fatto che i fondi Pnrr si potranno ugualmente ottenere e reinvestire come è successo a Genova». Polato sottolinea poi gli altri disagi che porterebbero a modificare sensibilmente l’attuale urbanistica che già negli ultimi anni ha subito importanti cambiamenti: «Ragona non vuole perdere i fondi del Pnrr, ma non pensa a tutti i costi accessori che porterà con sé la realizzazione dell’intera rete del tram: molte rotonde dovranno essere sostituite con dei semafori, sarà necessario rimuovere o spostare più d’un parcheggio, la rotaia creerà grossi problemi a ciclisti e motociclisti, ed i costi di manutenzione negli anni a venire saranno una grana da risolvere».

Pd

«Lo avevamo preventivato e la cosa si è puntualmente verificata. Se Peghin sale al governo di Padova, sarà costretto dai suoi azionisti di maggioranza, ossia Salvini e Meloni, a smantellare il progetto tram già finanziato e in via di realizzazione - sostiene invece il segretario cittadino del Pd, Franco Corti - .Una assurda follia per la nostra città che perderebbe in un attimo 335 milioni di euro per una città più europea e sostenibile, il più corposo finanziamento Pnrr del Veneto, e dovrebbe pure sostenere costose cause e penali milionarie coi soldi dei padovani. Non è’ minimamente vero che quei fondi sono spostabili su altri progetti, sono già partiti gli appalti e Padova ha avuto i fondi per il metrobus e sul metrobus ha già avuto un anticipo oltre a sottoscrivere una convenzione vincolante con il Ministero. Noi difenderemo il tram perché vuol dire difendere il futuro di Padova da questo assurdo proprosito. Siamo certi che i Padovani siano concordi nel non buttare un progetto di tale portata nel cestino e lo dimostreranno con grande forza alle urne».

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