Un nuovo caso Regeni? Di fronte a Palazzo Moroni per chiedere la liberazione di Zaky

Nella notte tra giovedì 6 e venerdì 7 febbraio, subito dopo essere atterrato a Il Cairo, Patrick George Zaky, ricercatore egiziano di 27 anni all'Università di Bologna, è stato arrestato dalla polizia egiziana

C'erano circa 200 al presidio indetto alle 18.00 di fonte a Palazzo Moroni. Sono in tanti, anche rappresentanti delle istituzioni mescolati tra la gente comune per chidere la liberazione di Patrick George Zaky, lo studente e ricercatore egiziano di 27 anni arrestato e detenuto a Il Cairo. 

La vicenda

Nella notte tra giovedì 6 e venerdì 7 febbraio, subito dopo essere atterrato a Il Cairo, Patrick George Zaky, ricercatore egiziano di 27 anni in Studi di genere all'Università di Bologna, è stato arrestato dalla polizia egiziana. Patrick si trova in stato di fermo ormai una settimana, accusato di diffusione di false notizie sui social media e rischia l'accusa di terrorismo e la conseguente incarcerazione. Nel frattempo, durante l'interrogatorio, diverse fonti sostengono che potrebbe avere subito torture, tra cui l'elettroshock. Zaky era tornato in Egitto per una breve vacanza nella sua città natale, Mansoura, qualche decina di chilometri a nord del Cairo. Ma quando venerdì mattina è atterrato all’aeroporto della capitale, ha detto l’EIPR, è stato fermato dai servizi segreti egiziani.

Zaki

Per far luce sul caso di Zaki si sono rapidamente occupate organizzazioni internazionali, attivisti e politici egiziani e italiani: in tanti sono preoccupati che la sua sia una detenzione violenta e arbitraria, e che possa essere un nuovo caso simile a quello di Giulio Regeni, il ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso dai servizi segreti egiziani quattro anni fa. Su Zaki pendeva un mandato d’arresto in Egitto dallo scorso settembre, a quanto sembra, ma lui non ne sapeva niente. Sembra che i problemi per Zaki sono cominciati quando sui social ha cominiciato a condividere articoli e appelli proprio inerenti al caso di Giulio Regeni. 

Padova

Anche a Padova quindi ci si è mobilitati per chiedere l'immediata scarcerazione del giovane ricercatore. Al presidio hanno aderito tante Associazioni:
ADI Padova, Amnesty International Padova, Anpi Padova, Arci Padova, Arcigay Tralaltro Padova, Associazione Incontrarci Padova, Assopace Padova, Asu Padova Centro Donna Padova Cgil Padova, Studenti Per Udu Padova, Il Sindacato Degli Studenti, Spi Cgil Padova, Tetris APS, Partito Democratico di Padova, Giovani Democratici Padova, Liberi e Uguali Padova, Articolo Uno - Padova, Sinistra Italiana - Padova, Mediterranea, Libera - Padova, Catai e Potere al Popolo - Padova. 

Il rettore Rosario Rizzuto

Anche dall'Università è chiara la voce che chiede il rilascio del ricercatore. Ed è proprio il Rettore che ha dichiarato:  «Tutta la comunità dell’Università di Padova segue con apprensione la vicenda di Patrick Zaki, lo studente dell’ateneo bolognese arrestato nei giorni scorsi in Egitto – afferma il rettore dell’Università di Padova, Rosario Rizzuto – facciamo quindi nostro l’appello partito dal rettore Francesco Ubertini a nome dell’Università di Bologna: i diritti fondamentali dell’uomo sono inviolabili. L’Università di Padova, che porta nel suo Dna la libertà, in tutte le sue forme e per tutti, chiede alle istituzioni, nazionali e internazionali, di continuare a battersi per trovare una soluzione al più presto per il caso Zaki. Ho avvertito i componenti di Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione del nostro ateneo della volontà di condividere la mozione partita dall’Alma Mater di Bologna: con la forte speranza che già alle prossime riunioni previste da calendario per i nostri organi accademici non ci sia più bisogno di farlo e che Zaki abbia già ritrovato la libertà».

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