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Zaia: «Sì alle intercettazioni ma regolamentarne uso e diffusione»

«L’intercettazione che spesso vediamo non è la chiacchierata o la telefonata fedele, ma è una sintesi. Bisognerebbe sapere quello che è accaduto realmente nella conversazione. E poi, come nel mio caso, siccome parlo in Veneto, bisogna anche vedere la traduzione»

«Penso che le intercettazioni siano uno strumento d’indagine che debba essere assolutamente autorizzato. Lo dico anche in relazione alla mia vicenda personale. Il problema non è se ci intercettano, il problema è l’uso che si fa di queste intercettazioni». E' uno dei temi del giorno e un caso recente lo ha visto direttamente coinvolto. Così interviene anche il Presidente della Regione, Luca Zaia, a margine di un’inaugurazione a Codognè (TV), sul tema delle intercettazioni. 

«Penso non ci siano cittadini contro le intercettazioni; il problema è che le tue intercettazioni personali che nulla hanno a che vedere con l’indagine e in generale, vorresti non vederle sui giornali e pensare che siano solo un elemento d’indagine utile al magistrato per eventualmente andare a scovare degli illeciti o delle illegalità. Sì alle intercettazioni, ma sicuramente bisogna rivedere tutta la modalità di diffusione e il fatto che qualcuno possa avere i testi e li diffonda a mezzo stampa». Zaia ha poi ripetuto quanto detto anche a Padova, in occasione della presentazione del suo libro: «L’intercettazione che spesso vediamo non è la chiacchierata o la telefonata fedele, ma è una sintesi. Bisogna andare a vedere quello che è accaduto realmente nella conversazione. E poi, come nel mio caso, siccome parlo in Veneto, bisogna anche vedere la traduzione». 

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