Obesità fattore di rischio per l'osteoporosi: la straordinaria scoperta dell'Università di Padova

La ricerca è stata realizzata da un’équipe specializzata coordinata dal professor Carlo Foresta ed è durata tre anni

Una ricerca durata tre anni. Per una nuova e straordinaria scoperta dell’Università di Padova: il rischio di contrarre l'osteoporosi si impenna nelle persone affette da obesità 

La ricerca

La ricerca è stata realizzata da un’équipe specializzata coordinata dal professor Carlo Foresta (ordinario di Endocrinologia e direttore dell’UOC di Andrologia e Medicina della Riproduzione) in collaborazione con il dott. Andrea Di Nisio del Dipartimento di Medicina dell’Università di Padova e sarà presentata al Convegno “Alterazioni Metaboliche e Osteoporosi”, che si terrà martedì 18 settembre presso l’aula Morgagni del Policlinico Universitario di Padova.

L'osteoporosi

L’osteoporosi non è un problema solo femminile, ma rappresenta un’emergenza clinica anche per il maschio: dopo i 50 anni un uomo su 5 ne risulta essere affetto. Nelle donne il rischio di osteoporosi è fortemente correlato alla menopausa, pertanto lo screening e la diagnosi per questa patologia sono una pratica clinica consolidata. Nel maschio invece non è stato individuato ancora il fattore di rischio scatenante, pertanto in Italia il 90% delle densitometrie, metodica che studia la densità dello scheletro, è appannaggio delle donne.

L'importanza della vitamina D

Analizzando altre varabili, una patologia molto più frequente nell’uomo che nella donna è l’obesità: i dati Istat riportano che il 55% degli uomini risulta essere in sovrappeso-obeso. Spiega il professor Foresta: "L’obesità è un fattore di rischio per l’osteoporosi e noi abbiamo dimostrato che l’associazione tra obesità e osteoporosi nell’uomo può essere ricondotta alla riduzione dei livelli di testosterone e di vitamina D, espressione di una alterazione della funzione endocrina del testicolo. Dagli studi sperimentali effettuati è emerso però che la riduzione dei livelli circolanti di questi ormoni è determinata anche dal loro sequestro da parte dell’incrementata massa di cellule adipose nel soggetto obeso". I ricercatori hanno scoperto, attraverso studi sperimentali, che il tessuto adiposo nel maschio obeso cattura il testosterone e la vitamina D circolanti nel sangue, che non vengono poi più liberati dai comuni meccanismi di rilascio, rendendo di fatto inefficaci questi ormoni. Agendo su cellule adipose coltivate in vitro, l’equipe ha dimostrato che nel soggetto obeso le elevate concentrazioni di vitamina D inducono variazioni funzionali della cellula adiposa, favorendo ulteriormente l’accumulo di lipidi e quindi l’obesità stessa. In conclusione, gli studi presentati dall’equipe di ricercatori padovani suggerisce la stretta necessità di normalizzare i livelli plasmatici di testosterone e vitamina D nell’uomo obeso per prevenire e curare l’osteoporosi associata alla obesità, ma sottolinea la stretta sorveglianza della somministrazione di questi ormoni per evitare che l’accumulo di questi nel tessuto adiposo aggravi ulteriormente la disfunzione degli adipociti (le cellule adipose), favorendo lo stato di obesità.

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