“Adozione” padovana: Corvallis finanzia un gruppo di ricerca dell’Istituto Veneto di Medicina Molecolare

Grazie a una donazione di 75 mila euro suddivisa su tre anni: il team guidato dalla dottoressa Tania Zaglia è impegnato nello studio sulle cardiomiopatie aritmogene

Un triennio di collaborazione che porterà benefici certi. Tania Zaglia, coordinatrice di uno dei gruppi di ricerca sulle malattie cardiovascolari dell’Istituto Veneto di Medicina Molecolare di Padova, è la ricercatrice ‘adottata’ da Corvallis al fine di sostenere lo studio sulle cardiomiopatie aritmogene. Grazie a una donazione di 75 mila euro suddivisa su tre anni, il team di ricerca guidato dalla dottoressa Zaglia potrà sviluppare le aree di ricerca per le terapie a contrasto di una patologia cardiaca, dovuta ad aritmie, responsabile di molti casi di morte improvvisa soprattutto nei giovani atleti.

“Eccellenza padovana”

L’adesione di Corvallis (tra le aziende leader in Italia per Soluzioni e Consulenza nelle aree del risparmio gestito, gestione documentale, compliance, Skill Factory per banche e assicurazioni, con sede a Padova) al progetto “Adotta un ricercatore”, promosso dalla Fondazione per la Ricerca Biomedica Avanzata Onlus-Vimm, contribuirà a sostenere il team di giovani studiosi di biotecnologia, neurobiologia e farmacia, uniti dal comune obiettivo di identificare i meccanismi molecolari alla base di patologie cardiache di origine familiare. “Il sostegno alla ricerca – spiega Antonio Santocono, presidente di Corvallis – è una priorità per un’azienda innovativa come la nostra ed è per noi un onore poter contribuire all’attività della Fondazione, che rappresenta un’eccellenza padovana nella ricerca biomedica riconosciuta a livello internazionale. La scelta di destinare il nostro contributo alla ricerca biomedica scaturisce da un episodio particolarmente toccante per l’azienda, legato alla dolorosa perdita di una nostra collega, Cosetta Bertazzoni. In sua memoria abbiamo scelto di sostenere uno dei gruppi di ricerca sulle malattie cardiovascolari, con la speranza di poter contribuire all’individuazione di terapie efficaci a contrastare questi mali”.

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Tania Zaglia e lo studio della cardiomiopatia aritmogena

Tania Zaglia, laureata in Scienze Biologiche all’Università di Padova, ha conseguito il dottorato in Scienze Cardiovascolari. La passione per la ricerca cardiovascolare l’ha guidata nello studio dei meccanismi alla base di malattie che colpiscono il cuore e rimangono tuttora poco conosciute e incurabili, come la cardiomiopatia aritmogena. La dottoressa dichiara: “Ad oggi questa malattia rappresenta una delle principali cause di morte nella popolazione giovanile, e spesso si presenta durante la performance sportiva, purtroppo con esiti fatali. Comprendere i meccanismi che stanno alla base di questa malattia è fondamentale per poterla diagnosticare tempestivamente e identificare nuove strategie per curarla con efficacia, rappresentando pertanto non solo un sfida scientifica, ma un impegno sociale a fronte dei suoi esiti devastanti. La nostra ricerca, svolta da un team di giovani ricercatori, con una diversa formazione scientifica, combina lo studio in modelli cellulari con l’analisi del tessuto cardiaco, utilizzando metodiche all’avanguardia. Il gruppo collabora attivamente con colleghi che operano sia in istituzioni italiane che internazionali allo scopo di condividere i risultati nella comunità scientifica, garantirne la trasparenza, e accelerarne il trasferimento dal laboratorio ai pazienti”.

“Ricerca traslazionale grazie a Corvallis”

Il professor Francesco Pagano, presidente della Fondazione, afferma con soddisfazione: “Siamo particolarmente grati all’azienda Corvallis per la disponibilità che ha generosamente predisposto in favore del gruppo di ricerca della Fondazione Ricerca Biomedica Avanzata. Il sostanzioso contributo che ci è stato destinato finanzierà un progetto di ricerca sulla cardiomiopatia aritmogena che viene effettuato da un gruppo multidisciplinare di ricercatori che vanno dalla ricerca di base alla ricerca clinica, il quale viene definito con il termine ‘ricerca traslazionale’. Ed è proprio il termine traslazionale che ci ha indotto a fondare il nostro centro di ricerca, che adeguandosi ai tempi, prevedeva la coesistenza nello stesso ambiente ricerca di base e clinica, con l’obiettivo di finalizzare i risultati della ricerca con accelerazione dei tempi di trasferimento dell’applicazione terapeutica”. L’Istituto di ricerca della Fondazione per la Ricerca Biomedica Avanzata è attivo da 20 anni a Padova, ospita oggi 150 ricercatori provenienti da ogni parte del mondo e coordina studi su patologie come cancro, diabete, malattie genetiche e autoimmuni. L’attività è supervisionata da un Comitato Scientifico Internazionale che comprende anche due Premi Nobel e ricercatori di fama mondiale

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