Tumori, annientare le cellule "dormienti" può rallentare la metastasi in altri organi

Una ricerca coordinata dall’università di Padova dimostra come alcune cellule sane aiutino quelle cancerose a crearsi un ambiente di sopravvivenza e proliferare in nuovi organi

A destra il dottor Marco Montagner, autore dello studio

Una "comunicazione" tra le cellule tumorali che approdano in un nuovo organo con quelle sane dell'organo stesso permetterebbe alle prime di creare una situazione di quiescenza per poi espandersi e creare le metastasi. Colpire tali cellule cancerose nella fase "dormiente" sarebbe dunque un passo fondamentale per arginare il cancro.

Lo studio

Lo sostiene la nuova ricerca coordinata dal dipartimento di Medicina molecolare dell’università di Padova con il Francis Crick Institute di Londra e pubblicata sulla rivista «Nature Cell Biology». Il team di ricercatori ha operato su una serie di "topi modello" nel caso specifico di tumori alla mammella, dimostrando come le cellule cancerose che lì si formano riescono poi a colonizzare il polmone grazie alle cellule sane di quest'ultimo. Ciò avverrebbe in particolare grazie a un gene (sFRP2) e varrebbe anche per altre forme di tumore, come quello alla prostata.

Come si diffondono i tumori

La maggior parte dei tumori si sviluppa all'interno di un organo dove proliferano le cellule cancerose (ad esempio nella mammella). Il tumore poi aumenta la sua letalità perché colonizza anche altri organi attraverso le cosiddette metastasi. Ogni cellula (incluse quelle tumorali) ha bisogno di un particolare ambiente favorevole per crescere e proliferare detto "nicchia". Ciascun organo presenta un tipo specifico di "nicchia" per le sue cellule: dunque le cellule della mammella (incluse quelle cancerose) proliferano in quella specifica "nicchia", ma molto difficilmente possono farlo nelle "nicchie" degli altri organi. Come fanno allora le cellule tumorali di un organo a colonizzare gli altri?

La colonizzazione

La ricerca ha dimostrato che le cellule tumorali riescono a sopravvivere nei nuovi organi affrontando un periodo di "letargo" (dormancy) in cui si stabilizzano e si adattano al nuovo ambiente, ossia la nuova "nicchia". Tale adattamento sarebbe reso possibile grazie al legame che creano con le cellule sane del nuovo organo. Questa "comunicazione" permette alle cellule tumorali di sintetizzare particolari proteine creadosi una nuova struttura ed emettendo dei prolungamenti per ancorarsi all'organo attivando il gene sFRP2.

La strategia di cura

La dormacy, ossia il periodo in cui le cellule cancerose si adattano al nuovo ambiente, può durare anni ed è in questo lasso di tempo che secondo il nuovo studio di UniPd sarebbe importante intervenire per bloccare la diffusione delle metastasi. «Sappiamo ancora poco dei meccanismi che stanno alla base della dormancy – spiega il dottor Marco Montagner, autore dello studio - Scoprire i segnali che permettono l’adattamento delle cellule tumorali al nuovo ambiente e capire quali siano i componenti della "nicchia", è fondamentale per elaborare delle terapie che uccidano le cellule metastatiche silenti prima che si risveglino e formino le metastasi». «Abbiamo hanno usato dei “topi modello” per dimostrare che le cellule tumorali sviluppate nella mammella in cui il gene sFRP2 veniva bloccato non sono in grado di sopravvivere nel polmone – aggiunge Montagner - Per studiare con più precisione la relazione tra le cellule sane del polmone e le cellule metastatiche abbiamo poi creato un sistema che mima alcune delle caratteristiche cellulari e biofisiche dell’alveolo polmonare. Grazie a questo modello artificiale siamo riusciti a trovare un trattamento farmacologico che blocca l’adattamento delle cellule tumorali al nuovo ambiente e che uccide le cellule tumorali silenti disseminate ai polmoni dei topi trattati. È probabile che non tutte le cellule tumorali dipendano dagli stessi segnali ed il nostro lavoro sarà quello di scoprirne altri che possano uccidere più efficacemente le cellule disseminate al polmone e in altri organi; ma capire se ci siano dei meccanismi comuni ai diversi segnali, ci permetterà di identificare i processi essenziali di sopravvivenza e di colpirli prima dello sviluppo di recidive».

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I dati dei tumori alla mammella

Ogni anno in Veneto vengono diagnosticati circa 4.500 nuovi casi di tumore alla mammella (fonte: Registro Tumori Veneto), 50mila in Italia (fonte: Fondazione Veronesi) e metà dei pazienti con tumore alla mammella estrogeno-positivi (circa il 70% dei casi) sviluppano metastasi da 5 a 20 anni dopo la rimozione chirurgica del tumore primario (fonte: “Metastasis Dormancy in Estrogen Receptor-Positive Breast Cancer”, Clinical Cancer Research, 2013).

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