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“We Don’t Care”, il Padova Pride Village adotta i bagni gender neutral

Sulle porte delle toilette della manifestazione campeggia ora un cartello arcobaleno che recita “We don’t care” per segnalare al proprio pubblico che ognuno ha il diritto a non sentirsi discriminato e che la condivisione degli spazi è il primo passo per imparare a rispettarsi l’un l’altro

In linea con gli esempi virtuosi provenienti dalle maggiori città europee e facendo proprie anche le istanze provenienti da più parti anche in Italia, il Padova Pride Village, il più grande festival LGBTQI+ della Penisola, ha adottato la politica dei bagni gender neutral.

L'iniziativa

L’iniziativa è stata lanciata ufficialmente il 30 giugno alla presenza dell’onorevole Alessandro Zan, fondatore del Pride Village, Etta Andreella, consigliera comunale di Padova e Portavoce del S.A.T. Servizio Accoglienza Trans, e l’immunologa Antonella Viola, ospite della kermesse per la presentazione del volume “Il sesso è (quasi) tutto”, edito da Feltrinelli. L’iniziativa ha avuto il plauso di Monica Romano, prima consigliera transgender eletta a Milano.

Il cartello

Sulle porte delle toilette della manifestazione campeggia ora un cartello arcobaleno che recita “We don’t care” per segnalare al proprio pubblico che ognuno ha il diritto a non sentirsi discriminato e che la condivisione degli spazi è il primo passo per imparare a rispettarsi l’un l’altro.

Inclusione

«Il Village è da sempre un presidio all'avanguardia per i diritti civili e questa iniziativa lo conferma – dichiara Alessandro Zan - Ci allineiamo alle politiche che troviamo applicate nelle città europee più avanzate e sono orgoglioso che la presentazione del libro della prof.ssa Viola sia stata l’occasione per presentare questa decisione. Il contrasto alle discriminazioni passa anche da questi interventi, che testimoniano attenzione, sensibilità e piena inclusione».

Un forte segnale

«L’inclusione non può che portare ad una maggiore sicurezza e ad una maggiore libertà. – sottolinea l’immunologa Antonella Viola, ospite del Padova Pride Village in occasione della presentazione del volume “Il sesso è (quasi) tutto” (Feltrinelli) – Iniziative come queste danno un forte segnale per ribadire che è necessario abbattere i muri, evitare la segregazione, l’essere compartimentalizzati e bloccati in un ruolo specifico. Siamo tutti essere umani e non dobbiamo avere paura di condividere gli spazi, le idee e anche un momento di intimità come può essere questo».

Un passo avanti

All’iniziativa ha dato il proprio sostegno anche Monica Romano, prima consigliera transgender eletta a Milano: «Il Padova Pride Village dà un bellissimo segnale di inclusione, di apertura e di avanzamento. L’istituzione dei bagni gender neutral costituisce un passo avanti verso la decostruzione del binarismo di genere, quell’elemento culturale che va a creare degli spazi di segregazione anche quando non sarebbe così necessario. E, soprattutto, che costituisce la causa principale della stigmatizzazione delle persone transgender e della loro esclusione».

La violazione della libertà

Sulla condivisione come superamento della violenza, rivolta soprattutto verso le persone transgender, insiste Etta Andreella, consigliera comunale di Padova e Portavoce del S.A.T. Servizio Accoglienza Trans: «Le persone transgender vengono spesso violate nella loro intimità perché, secondo qualcuno, frequentavano il bagno non adatto per loro. Superando questo meccanismo della divisione tra maschi e femmine si vuole evitare che queste situazioni si ripetano.  Non c’è più un bagno sbagliato, non c’è un luogo sbagliato. La condivisione degli spazi è un punto di partenza per imparare a rispettarci l’uno con l’altro».

Per informazioni

https://www.padovapridevillage.it/

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