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«Il cancro mi ha insegnato ad amare follemente la vita»: la storia di Mattia, dal linfoma alla laurea

«Nella mia breve vita ero cresciuto tra i tumori degli altri: quando ho scoperto il mio mi è caduto il mondo addosso, non per me ma per i miei genitori. Oggi sono qui a cantare e a brindare alla faccia tua, che mi hai ferito probabilmente per sempre, ma non mi hai ammazzato».

L’estate, il sole, le vacanze agli sgoccioli, esami scolastici da recuperare. Ma... C’è un ma. 

La storia di Mattia

«È il 27 agosto 2013, fa tanto caldo. Ho un’ecografia prenotata perché da due mesi non riesco a dormire steso: mi manca l’aria, devo sempre rimanere seduto e mi è spuntato un gonfiore sotto il pomo d’Adamo…». Inizia così la storia di Mattia, allora 16 anni oggi 24, che da quell’ecografia scopre di avere una massa nera sul petto. La diagnosi è di quelle che fanno a pugni con gli anni spensierati dell’adolescenza: linfoma di Hodgkin. “Quando l’ho scoperto avevo solo in mente una cosa, questa: "Domani ho gli esami di recupero: matematica e latino, ho studiato tutta l’estate e non vedo l’ora di togliermeli dai piedi"». L’ecografia però fatta all’Istituto Oncologico Veneto non lascia dubbi: “Individuata massa di tipo Bulky sul mediastino”. Continua Mattia, residente ad Agna: «Nella mia breve vita ero cresciuto tra i tumori degli altri: sapevo già cosa fossero una biopsia, la chemio, la radioterapia. Sono cresciuto tra lacrime post-diagnosi e parrucche. Quella macchia nera comparsa nell’ecografia per me aveva già un nome, e quel nome è “tumore”. Non ne conoscevo il cognome, la provenienza, le intenzioni. Il tumore, stavolta mio, era “nato” il 27 agosto 2013 ed era il mio nuovo nemico. Non ho avuto paura di lui nemmeno un secondo. Iniziai, quello sì, a piangere. Non per la massa, non per il tumore, chi se ne frega del tumore: io domani devo fare gli esami di recupero! Un’ora dopo sono seduto da solo nella sala d’aspetto: mia mamma e mio papà hanno capito che è possibile, anzi quasi certo che io abbia un tumore, dopo che gli esami diagnostici hanno evidenziato la presenza della massa. Mia mamma sviene lontana da me, mio papà la soccorre con gli infermieri. Mi cade il mondo addosso: non per me, per la ferita dei miei genitori che lo so, lo so che vorrebbero prendersi il male per toglierlo a me. So che vorrebbero urlare forte».

Vittoria

Mattia rimane ricoverato per due settimane: ecografie, TAC, PET, biopsia con prelievo di un linfonodo del collo, prelievo del midollo osseo dalla schiena, la prima chemioterapia. «Punture, esami del sangue, pastiglie, nostalgie, tristezza, persone che vengono a trovarmi e rendono un’ora al giorno più leggera delle altre. Le due settimane più lunghe della mia vita che sono il biglietto da visita per i sette mesi più lunghi della mia vita». Scanditi da terapie ed esami diagnostici, anche la vigilia di Natale. «È dura, sapete. È dura ricevere una diagnosi di tumore a sedici anni e non avere bisogno che ti spieghino niente, perché il dolore su di te è già passato - e continua a farlo -. È dura svegliarsi una mattina di agosto e qualche mese dopo ritrovarsi senza capelli, senza forze, non riconoscersi allo specchio, entrare a scuola solo con la mascherina. Ma poi... oggi è il 15 Settembre 2021. Il tumore prova ad ucciderti e non ce la fa mai: sia che vinca, sia che perda. Come dico sempre, anche nel più piccolo tentativo di resistenza c’è talmente tanta vita da poter cantare vittoria. Con le parole, con il ricordo. Con me non ce l’hai fatta, bello mio! Io oggi, dopo 8 anni, sono qui a cantare e a brindare alla faccia tua, che mi hai ferito probabilmente per sempre... Ma non mi hai ammazzato. Hai semplicemente fatto in modo che iniziassi ad amare la mia vita in una maniera folle e fortissima... E così continuerò a fare per sempre». Mattia sta per laurearsi all’Università di Padova, laurea magistrale in Strategie della Comunicazione.

Iov

«Oggi 15 settembre si celebra la Giornata mondiale della consapevolezza sul Linfoma allo scopo di sensibilizzare sulla patologia e sull'importanza della ricerca, e lo IOV - commenta il Direttore Generale Patrizia Benini - ribadisce ancora una volta il suo impegno al fianco di tutti i pazienti colpiti da questa malattia, e dei loro familiari, per garantire loro il migliore dei futuri. Un grande in bocca al lupo a Mattia per il traguardo universitario raggiunto, e soprattutto per la sua vita».

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