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Il messaggio del presidente della provincia Bui per il 25 aprile: «C'è bisogno di ripartire da tutto ciò che ognuno di noi può fare»

«Alla vigilia di una riapertura, c'è qualcuno che già la considera una nuova Liberazione, ma io penso che questa parola legata agli avvenimenti del 1945, non vada accostata a quanto sta accadendo in questi giorni. La guerra è altro e rischieremmo di essere poco rispettosi verso la generazione che l'ha vissuta e combattuta»

Di seguito il messaggio di Fabio Bui presidente Provincia per il 25 aprile, giorno della Liberazione.

«Siamo al secondo 25 aprile dell'emergenza Covid-19.

E siamo alla vigilia di una riapertura in presenza delle attività scolastiche superiori, economiche, sociali che segnerà il passo verso un futuro speriamo migliore.

Qualcuno già la considera una nuova Liberazione, ma io penso che questa parola legata agli avvenimenti del 1945, non vada accostata a quanto sta accadendo in questi giorni. La guerra è altro e rischieremmo di essere poco rispettosi verso la generazione che l'ha vissuta e combattuta.

La stessa che, oggi, ha pagato il conto più doloroso e salato andandosene nella solitudine del distanziamento imposto dalla pandemia.

Dunque, prima di tutto, desidero rendere omaggio al sacrificio di chi ha vissuto il giogo della dittatura e ha donato la vita per l'Italia e per il futuro del proprio Paese.

Sono i nostri nonni e bisnonni. Persone che, con grande coraggio, hanno affrontato le bombe, l'occupazione straniera, la deportazione, il fascismo, la povertà, il regolamento di conti, la ricostruzione dalle macerie. Al loro esempio dobbiamo guardare con rispetto, con ammirazione, con ispirazione.

Ecco che allora potrebbe avere un senso pensare al 25 aprile 2021 come a una svolta: l'inizio di una nuova fase in cui dobbiamo lottare non solo per riaprire e ricominciare come se nulla fosse accaduto.

Deve cambiare il nostro sguardo verso i giovani che vanno messi al centro della società con più responsabilità e meno paternalismi. Bisogna rivedere al modo in cui viviamo e sfruttiamo le risorse dell'ambiente e della terra. Il nostro vivere civile, il senso della comunità deve prendere il posto dell'individualismo, del guadagno senza fatica e senza regole. Le macerie di questo 25 aprile non sono fisiche, ma mentali, sociali, civili.

C'è bisogno di ripartire da tutto ciò che ognuno di noi può fare: nella politica, nella vita quotidiana, tra persone.

I primi ad essere chiamati a serrare i ranghi siamo noi che abbiamo responsabilità istituzionali perché deteniamo la fiducia degli elettori: è’ il momento di compiere scelte importanti e strategiche, anteponendo gli interessi generali a quelli particolari, ma soprattutto creando le condizioni infrastrutturali per far risorgere il nostro Paese da una crisi sanitaria, economica e sociale.

Dobbiamo farlo ora, immediatamente: è già tardi, facciamo in modo che non diventi troppo tardi.

Buon 25 aprile, W la Provincia di Padova, W l’Italia».

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