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«Diego Rivera venne a Padova, abbiamo le prove»: la rivelazione di Andrea Colasio

Afferma l'assessore alla cultura del Comune di Padova: «Abbiamo trovato un disegno della Cappella Ovetari alla chiesa degli Eremitani che lui fece nel 1921 scrivendo a fianco un testo in francese»

A margine dell'inaugurazione della mostra di Frida Kahlo e Diego Rivera, l'assessore alla cultura Andrea Colasio ha svelato: «Rivera viaggiò 14 anni in giro per l’Europa, in Francia, in Spagna, e ovviamente in Italia dove si confrontò con i grandi maestri. Eravamo in dubbio se fosse venuto a Padova: in realtà abbiamo trovato un disegno della Cappella Ovetari alla chiesa degli Eremitani che lui fece nel 1921 scrivendo a fianco un testo in francese, il che vuol dire che sicuramente lui entrò nella Cappella degli Scrovegni. Lo si capisce bene anche guardando la sua opera intitolata “La morte del peone” e confrontandola con la deposizione di Cristo dipinta da Giotto in Cappella. Ma c’è di più: lui non è un muralista quando lui arriva in Europa, è solo dopo il confronto con i cicli parietali affrescati in Cappella degli Scrovegni che, una volta tornato in Messico, con la medesima filosofia etico-poetica inizia a raccontare la rivoluzione. Pensate cos’è l’opera giottesca, è un racconto per il popolo con funzioni didattiche,  e cos’è se non questo il muralismo in Messico?  Ma c’è un altro circuito incredibile: nel 1933 Sironi scrive il Manifesto del Muralismo, lo firmano anche Campigli e Carrà, e proprio Campigli nel 1939 fa l’operazione degli affreschi al Liviano. C’è un’assonanza incredibile con il murale di San Francisco realizzato da Rivera.  Anche qui la storia, come fondamento della legittimazione di un nuovo potere,  un nuovo potere in Messico, cioè la rivoluzione, un nuovo potere in Italia, il fascismo. È evidente la diversa intenzionalità politica, ma lo strumento è lo stesso, le grandi opere murali.  E’ affascinante perchè in qualche modo Diego Rivera è tornato a Padova dove ha lasciato tracce importanti che ci riportano ancora a Padova in un viaggio di andata e ritorno: Rivera-Giotto, Rivera-Mantegna, Rivera-Campigli, una storia incredibile che si interseca con il corpo di Frida Kahlo, che con il suo corpo frantumato è come una sacerdotessa amata dai messicani. I rimandi storici sono incredibili, la vicenda umana di questi due grandi protagonisti della storia non solo dell’arte del ‘900 è raccontata in modo affascinante in questa Mostra da non perdere».

Rivera Cappella Ovetari

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