rotate-mobile
social

Il "mito" restaurato: torna a splendere il "Palinuro" a Palazzo Bo

Un'opera dalla doppia, straordinaria importanza in quanto è l'ultima realizzata dal grande maestro Arturo Martini ma anche la prima in Italia in memoria di un partigiano

Ultima opera del grande maestro trevigiano Arturo Martini (1946-1947) e primo monumento celebrativo di un partigiano in Italia, il Palinuro è dedicato alla memoria del partigiano Primo Visentin, ucciso in un’imboscata il 29 aprile 1945, quattro giorni dopo la Liberazione. Emblema universale delle aspirazioni umane ad astra, al riscatto e alla verità, in una lettera firmata dal comandante Andrea Cocco (Bill) e da don Giuseppe Menegon, cappellano della brigata Martiri del Grappa (e Presidente del Comitato), conservata tra le carte del rettorato del ’46, si chiarisce il motivo della donazione dell’opera all’Ateneo di Padova: “Questo marmo che in Masaccio esalta tutti gli eroismi di tutte le Brigate, la terra resa sacra dal suo sangue offre all’Università dei Veneti… Non dimenticando che questa offerta viene fatta a coloro che a Primo furono un giorno Maestri nel sapere e poi Maestri e fratelli di lotta, questo Comitato per le onoranze a Masaccio è sicuro che la proposta troverà adeguata accoglienza”. Oggi il Palinuro torna a splendere ai piedi della Scala del Sapere all'interno di Palazzo Bo, sede dell'Università dopo il restauro eseguito sotto l'alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l'area metropolitana di Venezia e le Province di Belluno, Padova e Treviso (Dott. Fabrizio Magani, Soprintendente, e Dott.ssa Monica Pregnolato, Funzionario storico dell'Arte), promosso e sostenuto dall’Associazione degli Amici dell'Università di Padova, con la direzione lavori per l'Università di Padova della Prof.ssa Monica Salvadori, Prorettrice al Patrimonio artistico storico e culturale, la direzione operativa per l’Ateneo patavino della Dott.ssa Chiara Marin, conservatrice, ed eseguito dalla Dott.ssa Valentina Piovan, restauratrice e storica dell’arte.

Palinuro

Il primo maggio 1945 Arturo Martini viene incaricato di eseguire una statua colossale in memoria del partigiano Primo Visentin, detto Masaccio (Castelfranco Veneto 1915 - Loria 1945), ucciso a Loria il 29 aprile 1945 da una raffica sparata alle spalle, mentre stava intimando la resa a un reparto tedesco. Primo Visentin si era laureato all’Università di Padova cinque anni prima con una tesi su Giorgione, avendo come relatore Giuseppe Fiocco. La commissione dell’opera spetta alla Brigata Martiri del Grappa, già comandata da Visentin, per tramite di Elena Povoledo. Nel commemorare il giovane maestro, e, come dichiara lo stesso scultore, “attraverso di lui, tutti i partigiani”, Martini si rifà al mito virgiliano di Palinuro: il giovane seduto sulla spiaggia con lo sguardo rivolto verso il cielo (modello fu il figlio di Ruggiero Nicoli, proprietario del laboratorio carrarese frequentato per anni) diviene l’emblema universale delle aspirazioni umane ad astra, al riscatto e alla verità. Come disse Martini a Nando Cucchi: «Un giovane che guarda verso l’alto, ad un avvenire più bello». Dal punto di vista compositivo, la figura del giovane accasciato si rifà a quella presente sul frontone est del Tempio di Zeus a Olimpia, rimando evidente soprattutto nel bozzetto. La schiena e le gambe formano dei triangoli perfetti, che si avvitano e danno parola al volto. Trasportata a Padova il 20 giugno 1947, la scultura fu scoperta e inaugurata l’8 febbraio 1948. L’opera conobbe da subito ampia fortuna critica (Savinio, Mazzotti, De Micheli), con poche riserve (Crispolti).

Il restauro

Prima del restauro l’opera si presentava in uno stato di conservazione non ottimale a causa di depositi incoerenti, che ne restituivano una lettura non omogenea, a macchie chiaroscurali non pertinenti al modellato. L’alterazione risultava particolarmente evidente in corrispondenza dell’addome, delle pieghe del panneggio e delle articolazioni degli arti. La naturale chiarezza e la lucentezza del marmo erano affatto offuscate.

Per restituire a tutta la cittadinanza la possibilità di godere a pieno di questo capolavoro, i cui valori civili sono fondamentali anche nel nostro presente, coerentemente con la propria missione istituzionale e nella speciale occasione delle celebrazioni degli 800 anni di storia dell’Ateneo patavino, l’Associazione degli Amici dell’Università di Padova ha deciso di sostenerne integralmente il restauro.

L’intervento è stato condotto dalla restauratrice Valentina Piovan sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso.

A seguito della rimozione dello sporco sono state portate a vista con maggior nitidezza le superfici porose (parte interna delle gambe, fianchi del busto nascosti dalle braccia) e i graffi, numerosi ma poco incisivi. Sono stati inoltre rimossi gli strati protettivi alterati, realizzati con olio di lino polimerizzato, steso probabilmente in passati trattamenti di manutenzione per lucidare e uniformare le imperfezioni di entrambi i blocchi di marmo: applicato in maniera disomogenea, l’olio aveva formato macchie, per il diverso assorbimento a seconda della porosità del marmo, e colature.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Il "mito" restaurato: torna a splendere il "Palinuro" a Palazzo Bo

PadovaOggi è in caricamento