Caldo, si contano i danni nel padovano

A rischio i frutteti, i vigneti dei Colli Euganei e gli uliveti. Ma il grande caldo e la quasi assente ventilazione hanno favorito, inoltre, la formazione e l'accumulo di inquinanti, tra cui l'ozono

Il mese di agosto è quasi giunto al termine ed è tempo di stilare la lista dei danni. Parliamo, ovviamente di quelli provocati dalle forti ondate di calore che caratterizzano questo mese. Il grande caldo e la quasi assente ventilazione hanno favorito, infatti, la formazione e l’accumulo di inquinanti, tra cui l’ozono. Lo conferma l’Arpa Veneto, l’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto. Le concentrazioni di ozono, afferma l’Agenzia in un comunicato, «a partire dal primo agosto, sono andate via via crescendo, con una breve stasi nella giornata di domenica 4, coinvolgendo porzioni sempre più ampie del territorio veneto», colpendo in modo particolare la zona padovana. «I valori più elevati di concentrazione, prosegue sempre il comunicato, nonché il massimo numero di stazioni che hanno rilevato una qualità dell’aria scadente (vale a dire concentrazioni di O3 superiori a 180 µg/m3), sono stati raggiunti martedì 6 agosto. In un caso, a Santa Giustina in Colle (PD), è stata ampiamente superata la soglia di allarme (240 µg/m3) raggiungendo i 262 µg/m3, valore più alto dall’inizio delle rilevazioni del 2013».


 

Ma caldo è sinonimo anche di siccità. Anche in questo caso a pagarne maggiormente lo scotto è stata la provincia padovana. Secondo la Coldiretti Padova le zone più colpite sono state le stesse interessate dalla eccezionale siccità dello scorso anno: Este e dintorni, già gravemente danneggiate anche dal maltempo, Montagnanese, parte del Monselicense e del Conselvano, dove a fine luglio una violenta grandinata aveva compromesso il raccolto del granoturco. A risentire maggiormente della siccità, la barbabietola e il mais già gravemente colpite dalle forti piogge primaverili che ne hanno rallentato le semine.


 

Il problema maggiore, spiega la Coldiretti Padova, si trova nella peculiarità di alcune zone di questo territorio, non particolarmente ricche di acqua e che risentono maggiormente del forte caldo di questo mese. A peggiorare la situazione, l’assenza in queste zone di strutture per l’irrigazione (canali e impianti): la Coldiretti Padova stima che circa il 40 per cento della superficie complessiva si trova senza strutture idonee all’irrigazione. Ecco perché, spiega Coldiretti in un comunicato, «la Regione e il Governo devono continuare a garantire risorse per i progetti messi a punto dai Consorzi di Bonifica proprio per raggiungere la campagna più isolata dal punto di vista idrico ma anche per costruire bacini di laminazione, dei “serbatoi” in grado di raccogliere l’acqua delle precipitazioni primaverili, riducendo oltretutto il rischio di allagamenti, per ridistribuirla durante la stagione più secca. Senza queste opere, ricorda Coldiretti Padova, centinaia di ettari saranno sempre a rischio e la produzione ne risentirà, con un grave danno economico per le imprese agricole». Conclude infine la Coldiretti che, a causa del gran caldo e della siccità, sono a rischio anche i frutteti, i vigneti dei Colli Euganei a poche settimane dalla vendemmia e gli uliveti.

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