Dissesto idrogeologico, cosa si è fatto per tutelare il territorio?

Dall'alluvione del 2010 la Regione non è stata con le mani in mano e da allora sono stati realizzati ben 925 interventi in 233 Comuni del Veneto, investendo quasi 400 milioni di euro. E nel padovano?

In questi giorni l’Italia sta affrontando un’ondata di maltempo eccezionale che sembra non volersi arrestare. Il livello di allerta, infatti, rimane ancora alto, soprattutto per le regioni del nord. E il Veneto non è escluso. Dopo le incessanti piogge delle ultime ore a preoccupare sono soprattutto i corsi d'acqua. A Padova il Bacchiglione è costantemente monitorato: Il fiume, infatti, ha raggiunto i 4 metri e 80 centimetri. Torna il maltempo, e con essa, puntuale come sempre, l’annoso problema del rischio idraulico. In Italia, si sa, questo problema è diffuso in modo capillare in tutta la penisola e rappresenta una questione di notevole importanza. Anche nella Regione Veneto, dove è ancora fresco nella memoria l’alluvione del 1 novembre 2010 che ha colpito le province di Vicenza, Padova e Verona. Per non parlare di quello del 1966.
 

Dall’alluvione del 2010 la Regione non è stata con le mani in mano e da allora sono stati realizzati ben 925 interventi in 233 Comuni del Veneto, investendo quasi 400 milioni di euro. “La difesa del suolo è una nostra priorità ma è evidente che per l’entità delle risorse necessarie deve diventarlo anche per lo Stato”, ha spiegato l’assessore regionale alla difesa del suolo Maurizio Conte. “Sul nodo idraulico di Padova i nostri investimenti hanno superato i 30 milioni e sono in corso nuove progettazioni per altri 27,5 milioni di euro, senza contare l’avvio della realizzazione per i bacini di laminazione, primo fra tutti quello di Caldogno”.
 

Sul nodo idraulico di Padova sono stati realizzati, dal 2010 ad oggi, i seguenti interventi:

1. risezionamento e messa in sicurezza di varie frane arginali sul fiume Roncajette/Bacchiglione per circa 5 milioni di euro;

2. ripresa frane e messa in sicurezza argini del fiume Brentella per circa 2 milioni di euro;

3. ripresa frane sul fiume Piovego a Padova e Noventa Padovana per circa 2 milioni di euro;

4. messa in sicurezza di vari tratti arginali del fiume Muson dei Sassi nell’Alta Padovana per circa 5 milioni di euro;

5. pulizia e risezionamento di vari tratti arginali del fiume Brenta per circa 5 milioni di euro;

6. ripresa frane e risezionamento di vari tratti arginali del fiume Frassine per circa 5 milioni di euro;

7. manutenzione ordinaria e straordinaria di tutti i corsi d’acqua dell’area padovana per circa 5 milioni di euro;

8. sistemazione e ripresa di frane sul Bisatto e zone collinari per circa 3 milioni di euro.
 

E’ stata, infine, intrapresa con l’Università di Padova e Trieste uno studio degli argini del Bacchiglione da Vicenza al comune della provincia padovana di Bovolenta, mediante tecnologie innovative finalizzate ad evidenziare le varie criticità per poi programmare ulteriori interventi di messa in sicurezza. 

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