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Spettacolo dal vivo "qualcuno lo vuole morto", Padova scende in piazza contro il Dpcm

Il governo centrale, per far fronte al crescente numero dei contagi da Covid-19 e per evitare il collasso del sistema sanitario, ha deciso per lo stop alle attività di cinema e teatri. Provvedimento che si è abbattuto su un settore che stava tentando di risollevarsi dal primo lockdown

Uno scatto della protesta silenziosa avvenuta a Padova nei giorni scorsi

Sono sospesi gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto”, così recita, tra le altre restrizioni, il Dpcm varato dal governo centrale il 25 ottobre scorso. Una vera e propria mazzata per un settore, quello dello spettacolo, che stava cercando di rialzarsi dopo il lockdown di marzo.

All'annuncio del premier Conte, le maestranze dello spettacolo hanno risposto con una protesta silenziosa, ma di grande d'impatto, che è andata in scena in varie piazze d'Italia in più di un'occasione. Anche Padova ha riposto presente.

Tutto è iniziato con la protesta dei bauli che ha portato in piazza Garibaldi a Padova 200 persone che hanno chiesto «reddito, diritti e dignità». Mobilitazione alla quale ha fatto seguito la protesta di Prato della Valle. Nel primo appuntamento, promosso dalle maestranze del mondo dello spettacolo, ha portato i manifestanti a sfilare in corteo - con tanto di bauli spinti a mano - lungo il Liston e fino a piazza Antenore. I bauli sono stati utilizzati per sbarrare la porta della Prefettura: un gesto che (unito agli slogan) hanno portato il prefetto Renato Franceschelli a incontrare tre manifestanti, con la promessa di interloquire con i Ministeri della Cultura e del Lavoro.

Il secondo appuntamento è stato quello di Prato della Valle, cuore pulsante della città del Santo. Gli operatori del teatro e del mondo dello spettacolo hano lanciato il loro grido di allarme attraverso piccole esibizioni. Una protesta creativa per far luce sulla crisi che sta attanagliando anche questo settore.

"Dopo il funerale messo in scena a teatro abbiamo scelto di venire in piazza - ha spiegato Gioele Peccenini, direttore artistico del Teatro ai Colli e tra i promotori dell’iniziativa - Noi tutti siamo preoccupati dai contagi ma serve una linea certa per tutti. Il teatro è un ambiente protetto".

Ma non è tutto. A poche ore dalle mobilitazioni di piazza è arrivata un'altra mazzata: un nuovo Dpcm che ha portato maggiori restrizioni, dall'istituzione del coprifuoco nazionale, dalle 22 alle 5, alla divisione dell’Italia in tre aree: gialla-arancione-rossa sulla base del numero dei contagi e la relativa situazione negli ospedali, a partire dal 6 novembre.

Padova e il Veneto sono stati inseriti nell'area gialla. Al coprifuoco, è stata aggiunta la raccomandazione di non spostarsi se non per motivi di salute, lavoro, studio, situazioni di necessità. È stata inoltre disposta la chiusura dei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi ad eccezione delle farmacie, parafarmacie, punti vendita di generi alimentari, tabaccherie ed edicole al loro interno mentre mostre e musei sono sempre chiusi. Didattica a distanza per le scuole superiori, fatta eccezione per gli studenti con disabilità e in caso di uso di laboratori; università chiuse, salvo alcune attività per le matricole e per i laboratori. Riduzione del 50% per il trasporto pubblico, ad eccezione dei mezzi di trasporto scolastico. Sospese le attività di sale giochi, sale scommesse, bingo e slot machine e per bar e ristoranti, interruzione della somministrazione in sede dalle 18 mentre resta consentito l'asporto fino alle ore 22 e per la consegna a domicilio non ci sono restrizioni. Piscine, palestre, teatri, cinema chiusi mentre aperti i centri sportivi.

Il mondo dello spettacolo rischia di morire e chiede a gran voce di poter lavorare, di farlo in sicurezza così come è stato nei mesi post lockdown. Maestranze, addetti ai lavori, artisti sono pronti a tornare in piazza per far sentire il loro grido di rabbia.

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