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Decreto Rilancio, aziende: tutti gli interventi per avviare la ripresa

I provvedimenti

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La pandemia del Covid-19 ha innescato una crisi senza precedenti. Per sostenere la ripresa del Paese ed avviare la fase 2 dell'economia italiana Il Governo con il Decreto Rilancio, dopo il pacchetto di misure da 25 miliardi di euro del decreto 'Cura Italia' ha stanziato altri 155 miliardi di euro.

Gli interventi a sostegno delle imprese sono, infatti, fondamentali e strategici proprio come le misure volte a sostenere i redditi da lavoro e a far ripartire il settore del turismo e della cultura.

In particolare, vengono stanziati oltre 130 miliardi per fornire liquidità e sostegno al lavoro e all’economia tramite misure di ristoro per le imprese con contributi a fondo perduto, la cancellazione del saldo e acconto Irap di giugno, contributi per affitti e bollette, il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione.

Qui di seguito, grazie alla preziosa collaborazione con Adecco, andremo ad analizzare, in maniera più approfondita, alcuni tra i maggiori provvedimenti contenuti all'interno del Decreto Rilancio in favore delle aziende.

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Decreto Rilancio: gli obbiettivi

Il Decreto Rilancio contiene misure imponenti, per un importo complessivo vicino ai 100 miliardi di euro, volte a garantire liquidità e sostegno alle imprese italiane, per assicurarne la tenuta nel periodo dell’emergenza e favorirne il rilancio nel momento della ripresa. 
Particolare attenzione è stata dedicata alle imprese più piccole ed alla difesa dei posti di lavoro, accompagnando questi sforzi al tentativo di indirizzare la ripartenza dell’economia lungo sentieri virtuosi di: 

  • investimento;
  • innovazione;
  • individuazione di nuovi indirizzi strategici,
  • crescita dimensionale.

Decreto Rilancio: contributo a fondo perduto

Vengono stanziati 6,2 miliardi di euro per trasferimenti a soggetti titolari di reddito d’impresa e di lavoro autonomo e ai titolari di partita Iva con ricavi o compensi non superiori ai 5 milioni di euro, che non hanno cessato l’attività prima del 31 marzo 2020. Il contributo spetta a condizione che l’ammontare del fatturato di aprile 2020 sia sceso del 33% rispetto a quello di aprile 2019 e a chi abbia iniziato l’attività a partire dal primo gennaio 2019. L’ammontare del contributo è calcolato applicando una percentuale alla differenza fra il fatturato di aprile 2020 e aprile 2019:

  • 20% per soggetti con ricavi o compensi non superiori a 400.000 euro
  • 15% per soggetti con ricavi o compensi compresi fra 400.000 e 1 milioni di euro
  • 10% per i soggetti con ricavi o compensi fra 1 e 5 milioni di euro

Il contributo minimo, che verrà erogato a giugno dall’Agenzia delle Entrate e non concorrerà alla formazione della base imponibile, è pari a 1.000 euro per le persone fisiche e 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

Decreto Rilancio: rafforzamento patrimoniale

Per le imprese con un fatturato compreso fra i 5 ed i 50 milioni di euro che hanno subito un calo del fatturato del 33% sono previsti interventi di defiscalizzazione degli aumenti di capitale e di sostegno finanziario effettuati entro il 31 dicembre 2020. In particolare, è prevista una detrazione del 20% dall’imposta lorda sul reddito delle persone fisiche (deduzione del 20% per le società) in caso di aumento di capitale a pagamento, con un limite massimo del beneficio fissato a 2 milioni di euro.

Viene inoltre riconosciuto un credito d’imposta pari al 50% delle perdite superiori al 10% del patrimonio netto fino a concorrenza del 30% dell’aumento di capitale (con un tetto massimo di 800.000 euro).

Per le imprese con ricavi sopra i 10 milioni di euro che effettuino aumenti di capitale superiori ai 250.000 euro è prevista la possibilità di emettere strumenti finanziari (di ammontare compreso fra 250.000 euro e il minore fra l’importo dell’aumento di capitale e 3 milioni di euro) che possono venire acquistati dal ‘Fondo Patrimonio Pmi’ gestito da Invitalia, di 6 anni di durata senza il pagamento di interessi.

Il valore di rimborso da parte della società che ha effettuato l’aumento di capitale è ridotto del 30% (con limite a 800.000 euro) nel caso in cui il valore del patrimonio netto sia superiore a quello del momento della sottoscrizione e la società non abbia, fra le altre cose, versato dividendi o fatto aumenti di capitale gratuiti.

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Decreto Rilancio, cancellazione del saldo e acconto dell’Irap

Come forma di sostegno aggiuntiva alle imprese che hanno un fatturato fino a 250 milioni di euro e che hanno subito un danno economico evidente dall’emergenza Covid-19 queste non sono tenute al pagamento a al saldo dell’Irap per il 2019 né della prima rata dell’acconto dovuta per il 2020. Un intervento che prevede uno stanziamento di circa 4 miliardi di euro.

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Decreto Rilancio, agevolazioni per gli affitti

Alle imprese con ricavi inferiori ai 5 milioni di euro spetta un credito d’imposta pari al 60% dell’ammontare mensile del canone di locazione, leasing o concessione di immobili ad uso non abitativo. Per le strutture alberghiere il credito d’imposta spetta a prescindere dal volume di affari registrato. Il credito d’imposta è parametrato all’importo versato a marzo, aprile e maggio a condizione che i locatari abbiano subito un calo di almeno il 50% del fatturato nel mese di riferimento 2020 rispetto allo stesso mese dell’anno prima. Un intervento che prevede uno stanziamento di 1,5 miliardi.

Decreto Rilancio, riduzione degli oneri delle bollette

per maggio, giugno e luglio 2020 con un intervento da 600 milioni di euro si riduce il peso degli oneri fissi sulle bollette elettriche, in particolare quelle delle piccole attività produttive e commerciali.

Decreto Rilancio, pagamento debiti della P.A.

Viene istituito nello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze un fondo, con una dotazione di 12 miliardi di euro, destinato a concedere anticipazioni a regioni, province autonome ed enti locali, che si trovino in uno stato di carenza di liquidità, al fine di far fronte al pagamento dei propri debiti di carattere commerciale certi, liquidi ed esigibili. 
Il fondo sarà articolato in due sezioni, una destinata ad assicurare la liquidità per il pagamento dei debiti certi, liquidi ed esigibili degli enti locali e delle regioni e province autonome per debiti diversi da quelli finanziari e sanitari, l’altra per assicurare la liquidità a regioni e province autonome per il pagamento dei debiti degli enti del Servizio Sanitario Nazionale. La gestione delle due sezioni del Fondo è affidata alla Cassa depositi e prestiti.

Decreto Rilancio, possibilità di proroghe e rinnovi dei contratti a termine (anche a scopo di somministrazione) senza causale

In linea generale, il contratto a termine non può avere una durata superiore a 24 mesi, comprensiva di proroghe e rinnovi.

Secondo le regole ordinarie, stabilite dagli articoli 19 e 21 del decreto legislativo numero 81 del 2015, il contratto a tempo determinato può avere una durata massima di 12 mesi. Il contratto può avere una durata superiore, comunque non eccedente ai 24 mesi, solo in presenza di specifiche condizioni:

  • esigenze temporanee e oggettive, estranee all'ordinaria attività;
  • esigenze di sostituzione di altri lavoratori
  • esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell'attività ordinaria.

Stesse regole per la proroga, se con essa il contratto supera i 12 mesi e in ogni caso di rinnovo indipendentemente dalla durata e dal numero di rinnovi.

Una violazione delle norme in vigore trasforma automaticamente il contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato.

Su queste regole interviene il Decreto Rilancio, stabilendo un'eccezione per questo periodo di emergenza Coronavirus.

In particolare, l'articolo 93 del Decreto Rilancio prevede che dal 19 maggio al 30 agosto 2020, i contratti a tempo determinato (anche a scopo di somministrazione) in essere alla data del 23 febbraio 2020 possano essere rinnovati e/o prorogati anche in assenza delle tre ipotesi indicate dalla normativa di riferimento.

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