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Eccellenza: presente salvezza e futuro incerto, cosa succederà all’Albignasego?  

La squadra del patron Cecconello per il terzo anno di fila si è salvata all’ultima giornata, nonostante ambizioni di alta classifica ad inizio stagione. E all’orizzonte c'è la fusione con l’Abano che non piace a tutti

Tutto in 90’. Per il terzo anno di fila l’Albignasego di Antonelli ha visto compiersi il suo destino in Eccellenza nell’ultimo turno. 3 a 1 a domicilio alla derelitta Virtus Cornedo e ancora una volta i granata mantengono la categoria. Il tutto dopo una stagione condotta fino agli inizi di febbraio a ridosso della zona playoff, ma nelle ultime 8 partite ha visto capitan Mbida e compagni raccogliere la miseria di 2 punti, ritrovandosi risucchiati nel vortice playout. Un crollo (in)spiegabile per chi segue poco la dimensione granata, un film già visto per i tanti tifosi del paese più popoloso della provincia di Padova. 

Ancora la stessa storia

Le stagioni dell’Albignasego in Eccellenza si confermano un eterno giorno della marmotta. In estate grandi parole, tanti proclama, aspirazioni di media o alta classifica, poi si entra nel vivo e magari si parte anche con un filotto di vittorie o di risultati positivi in serie, salvo inesorabilmente, spegnersi con l'avanzare delle settimane. E qui, in relazione al grado di coinvolgimento stagionale del presidente Cecconello, si aprono due vie: o si cambia tecnico, come avvenuto nel 21-22, o si naviga tra scossette interne ed esoneri annunciati e poi ritirati, vedi 22-23, sempre con Antonelli sulla plancia di comando. 

Quest’anno, a differenza delle due annate precedenti, dopo il classico cambio di guida tecnica ottobrino, da Vecchiato ad Antonelli nuovamente al Montagna, i granata avevano ripreso a marciare ad un buon ritmo, restando sempre in scia playoff sino alla vittoria in trasferta contro l’Ambrosiana. Da quel 10 febbraio il buio più totale. Pari a Villafranca Veronese, due sconfitte e poi un altro segno X ripreso per i capelli a Montorio, con ressa (o rissa finale) negli spogliatoi, in cui a pagarla più cara sono stati proprio lo stesso tecnico dell’Albignasego Antonelli, appiedato per un mese, e il portiere Bala. Da quel momento quattro sconfitte di fila tra marzo ed aprile e l'ultima giornata da dentro o fuori. Il k.o interno di domenica scorso contro il Real Valpolicella aveva alzato ancora di più la temperatura intorno ad Antonelli e la squadra, con il nocchiero barese costretto a barcamenarsi nella solita nave sballottata in mare aperto e i giocatori in balia di eventi esterni che, inutile nasconderlo, hanno inficiato la serenità complessiva del gruppo. C'è da dire che esattamente come nel 2023, quando nelle ultime giornate Antonelli & Co affrontarono un Garda molto rimaneggiato e l'Eurocassola in dismissione, il calendario è arrivato ancora una volta in soccorso dell'Albignasego e contro la Virtus Cornedo è stato relativamente facile conquistare i 3 punti necessari per mantenere la categoria. 

Una fusione benefica?

Dopo tre salvezze al cardiopalma, non è un segreto che il presidente Cecconello voglia accorpare ufficialmente (perché ufficiosamente già lo sono) le due squadre di cui è proprietario (l’Albignasego e l’Abano) in un’unica realtà. Sin qui niente di male, sempre se le regole federali lo permetteranno. Peccato che questa fusione non nasca sotto il segno della valorizzazione calcistica dell’ecosistema Albignasego o per riportare in palcoscenici più prestigiosi il pallone nella città termale, come si è potuto interpretare dalle colonne di alcuni giornali locali.

La realtà, con buona pace di appassionati, ben pensanti ed addetti ai lavori, è di natura più meramente economica con una battaglia in atto tra Comune di Albignasego e società granata per quanto riguarda le spese e i costi da coprire sulla gestione del terreno in erba “M.Montagna” e le aree circostanti, oltre il sintetico del quartiere Ferri “M.Loteni". Campi in cui giocano e si allenano prima squadra e il settore giovanile dell’Albignasego, così come l’Abano militante in Prima Categoria e i primi calci neroverdi. 

Entrambi gli impianti sono di proprietà comunale, entrambi sono affidati in gestione all’Albignasego. Da qui nasce lo scontro tra le due parti. Il patron Cecconello ha richiesto a più riprese acconti, con tempistiche celeri e gradite al suo interesse, all’amministrazione diretta dal sindaco Giacinti per la gestione degli impianti dal Comune. Quali sono gli interventi di cui necessitano il Montagna e il Loteni? Non pochi ad essere onesti: dalla manutenzione del campo principale in erba del Montagna, alla potatura delle piante ad alto fusto verso il cimitero limitrofo al Montagna, sino al recupero funzionale dei magazzini sotto la tribuna del sintetico del Loteni o la risoluzione delle infiltrazioni dalla tribuna negli spogliatoi sempre del sintetico dei Ferri, senza dimenticare la sostituzione delle lampade degli impianti di illuminazione dei campi da gioco ed allenamento, sino all’espletamento delle pratiche richieste in materia di sicurezza e prevenzione degli antincendi di entrambi gli impianti, c’è tanto da fare. La risposta del Comune di Albignasego è stata nitida: non partono acconti prima del vaglio dell’Amministrazione e dopo le necessarie verifiche di bilancio. 

Scenari in divenire 

La risposta è piaciuta pochissimo al presidente dell’Albignasego, tanto che da fine marzo ha un diavolo per capello. Da un lato si guarda intorno, dall’altro lato è entrato in trattative per trovare una quadra con l’amministrazione. Un gioco su due tavoli da pokerista consumato e sullo sfondo la sensazione di poter trovare una via d’uscita legale per smarcarsi da Albignasego portando con sé prima squadra e i tanti ragazzi del settore giovanile granata ad Abano, dove al momento c’è solo la prima squadra, in lotta per non retrocedere in 2°Categoria, e i primi calci.

Insomma, c’è il rischio concreto che il calcio di alto livello regionale possa sparire nel sud di Padova, con sinistre analogie a quanto successo 21 anni fa a livelli ben più alti con Maurizio Zamparini, quando operò in un'estate il trasbordo da Venezia a Palermo, o per restare ai giorni nostri allo strano caso della fusione Bassano-Cartigliano, per non tacere di cosa succede in categorie inferiori. La differenza sostanziale rispetto i casi appena citati, complice i pochi chilometri che separano i due paesi, è la denominazione della futura società: AlbignasegoAbano, giusto per volere tutto senza rinunciare a nulla. 

In chiusura, c’è un altro tema di grande rilevanza sociale: l’Albignasego Calcio, al netto della perdita lo scorso autunno della certificazione "scuola calcio elite” per un problema burocratico, continua ad essere un punto di riferimento per piccoli di ambo i sessi e adulti nel circondario. Un balsamo organizzativo e di sicurezza per tante famiglie, spesso in apnea nella gestione settimanale dei pomeriggi dei propri figli. Dimenticarsi che il calcio non è solo risultati e business, ma anche condivisione e benessere psicofisico per le nuove generazioni, qualche volta, potrebbe essere una grande idea quando si pianificano certe fusioni figlie dell’ego e di interessi che con lo sport hanno ben poco a che fare.

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