Piscine in Veneto al collasso: le strutture rischiano un "buco" irreparabile

«Se l'emergenza finisse domani, non saremmo in grado di retribuire istruttori, assistenti bagnanti e altre figure che permettono lo svolgimento delle attività sportive»

«Se l'emergenza finisse domani, non saremmo in grado di retribuire istruttori, assistenti bagnanti e altre figure che permettono lo svolgimento quotidiano delle attività sportive».

Forte rischio

Con queste parole il presidente del comitato veneto della Federazione italiana nuoto (Fin), Roberto Cognonato, lancia l'allarme visto lo stop forzato di tutte le strutture regionali. «Le piscine - spiega Cognonato - per la varietà di discipline che propongono, coinvolgono trasversalmente tutta la popolazione e sono di gran lunga la tipologia di impianti sportivi più frequentata. Oltre il 55% dei gestori occupa fino a 30 collaboratori, il 20% fino a 50, un 12% fino a 80 e la restante parte supera anche questa soglia». Secondo un recente sondaggio effettuato a livello nazionale, circa il 40% delle società sportive che gestiscono impianti natatori avrebbe finora subito perdite fino a 50mila euro, mentre il 33% attesterebbe una diminuzione dei ricavi fino a 100mila euro. Per un gestore su quattro, infine, il "rosso" sarebbe compreso tra i 200 e i 500mila euro.

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