La magia dei Mercury Rev: in cinquecento all'Anfiteatro Venda per il compleanno di "Deserter's songs"'

A parte gli omaggi a Sparklehorse e Pavement, il trio di Buffalo ha eseguito per intero l'album che li ha resi celebri nel mondo. Dopo Roma e Milano, tappa nella suggestiva cornice dei colli

I Mercury Rev forse non sono il primo nome che viene in mente ai consumatori di tormentoni, ma hanno rappresentato insieme a tante band americane e inglesi degli anni Novanta, il punto di incontro tra le sperimentazioni più avventate e il brano pop. Una miscela magica che riesce a mettere insieme sì la melodia ma anche psichedelia e creatività di chi non mette limiti al proprio lavoro di composizione. Una sorta di "pop alto”, anche se restringere a un genere il lavoro di una band che è sulle scene da trent’anni non è mai un esercizio corretto. Negli anni Novanta le riviste specializzate li mettevano nella sezione post rock, ma anche quella non è la collocazione esatta. Un famoso critico americano però scrisse di loro: “I Mercury Rev sono l’incontro tra i Beatles e i Velvet Uderground, qualcuno può proporre qualcosa di meglio?”, questo quando appunto, vent’anni fa, nel 1998 usciva “Deserter’s songs”.

Mercury Rev

La formazione attuale è formata oltre che da Jonathan Donahue (voce/chitarra acustica), anche da Sean “Grasshopper” Mackowiak (chitarre, clarinetto e tettix) e Jeff Mercel alle tastiere. In Italia il tour di Deserter’s Songs ha toccato in settembre anche il Serraglio di Milano, poi c'è stato l’Unplugged in Monti di Roma fino appunto ad approdare all’Anfiteatro del Venda di Galzignano Terme.

Chemichal Brothers

Non è stato facile per il trio di Buffalo ritagliarsi una dimensione nel panorama musicale internazionale: “Deserter’s songs era stato anticipato da una grande delusione, visto che l’album precedente, nel quale credevamo tantissimo, fu invece un fallimento". Lo raccontano dopo aver eseguito i primi brani: "Ci avevamo messo tutto, energia, soldi, cuore. Però fu come se nessuno si accorgesse anche solo dell’esistenza del disco. Poi un giorno un agente mi chiama e mi dice, ma lo sai che i Chemical Brothers non fanno che parlare del vostro disco e gli piace tantissimo? Questo sciocco episodio ci ha dato l’entusiasmo per dire, ma se pure i Chemichal Brothers ci ascoltano, dobbiamo riprovarci. E così è stato. Buffo visto che quello che facevamo noi con quello che facevano loro non c’entrava nulla. E loro in più guadagnavano milioni di dollari. Però questa telefonata ha sortito l’effetto di ridarci la carica". Poi scherzando con il pubblico: "Quindi senza i Chemical Brothers oggi non saremo qui tutti insieme”. 

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Novanta

E’ successo a tanti nella scena musicale degli anni Novanta, di essere ignorati nonostante il talento e la grandezza. L’industria musicale faceva e continua a fare altre scelte, puntando sulle super hit e la musica di immediato consumo. In quegli anni anche le radio cominciavano a proporre di conseguenza tutte lo stesso sound. C’è così tutta una scena musicale, fondamentale, che è stata praticamente ignorata dai grandi network e dai grandi media. Nonostante questo “Deserter’s songs” fu un successo planetario che apri ai Mercury Rev le porte dei più grandi festival internazionali, ci furono premi e riconoscimenti. Da lì in poi una carriera all’insegna della ricerca e un pubblico affezionato sparso in tutto il mondo.

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“Deserter’s songs”

In apertura del concerto, dopo aver messo già il primo punto con l’esecuzione della splendida “Funny Bird”, Johnatan Donahue, il leader dei Mercury Rev, racconta: “Non abbiamo mai avuto l’occasione in vent’anni di suonare queste canzoni così come le avevamo originariamente concepite. Sono tutti pezzi notturni. Infatti l’album fu scritto a notte inoltrata, e lo so che voi lo avete capito questo. Non vi sembra quasi che nelle canzoni è come se si fissasse un’ora? Lasciano intuire che è molto tardi. Siamo felici che finalmente oggi riusciamo a riprodurle in quella maniera, esattamente come ci erano uscite”. L’album infatti aveva invece nella componente orchestrale, che consolidava il tutto, il suo elemento di grande sorpresa. Queste fiabe,  perché di questo si tratta, hanno un’ambientazione tale che ascoltate con un bosco alle spalle, centinaia di persone attorno di cui non si vede la faccia e quasi non si sente il respiro, rende l’esperienza ancora più suggestiva. Poco più di cinquecento persone si sono arrampicate fino all’Anfiteatro del Venda per ascoltarli, ma il silenzio che accompagna i brani e il calore degli applausi terminata l’esecuzione, da l’idea della soddisfazione generale. Anche la band di Buffalo fa intendere di gradire la location. Un palco in legno a forma di semicerchio,  luci che illuminano bene la scena ma nulla di più, bianche, rosse e blu. Sullo sfondo, dove si perde il paesaggio dei colli una fila di lampadine accese. 

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Sparklehorse e Pavement

Non lo fa tra ogni brano, ma quando sceglie di raccontare, Johnatan Donahue, è sempre a ragion veduta, per aggiungere un pezzo di storia. Ci sono anche aneddoti toccanti, come quello riguardante i colleghi Sparklehorse che hanno perso la loro voce qualche anno fa: suicida. Così i Mercury Rev rendono omaggio a Mark Linkous,  con una splendida cover della Sea Of Teeth dei suoi Sparklehorse.  Dopo Tonite It Shows l’omaggio a' Pavement, con l'esecuzione diHere. Arriva poi il momento della strumentale I Collect Coins, con Donahue che suona una sega metallica con un arco di violino.

Applausi

Altri momenti memorabili sono quando eseguono Endlessly, e Delta Sun Bottleneck Stomp, fino ad arrivare al brano forse più famoso, Holes. Sono le ventidue e cinquantotto minuti e il concerto è finito. Ma non gli applausi convinti dei presenti.

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