Un viaggio nell'arte del Novecento: a Padova la mostra “Furore: da oriente a occidente”

Un percorso di circa 60 opere, provenienti da collezioni private di tutta Italia, per raccontare le riflessioni e le rivoluzioni dell'arte straordinaria del Novecento in un appassionante viaggio che, dal Giappone arriva fino agli Stati Uniti passando attraverso il Vecchio continente

Sarà inaugurata sabato 25 gennaio alle ore 18 presso la Galleria Cavour di Padova la mostra “Furore: da oriente a occidente”, esposizione collettiva di alcuni dei maggiori artisti del Novecento internazionale.

"Furore"

Organizzata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Padova in coproduzione con l'agenzia MV Eventi di Vicenza e resa possibile grazie al prezioso contributo degli sponsor Assioma Service Broker di Assicurazioni, Firmagroup, Bottega Immobiliare e Yourbanflat, l'esposizione sarà un percorso di circa 60 opere, provenienti da collezioni private di tutta Italia, per raccontare le riflessioni e le rivoluzioni dell'arte straordinaria del Novecento in un appassionante viaggio che, dal Giappone arriva fino agli Stati Uniti passando attraverso il Vecchio continente. «Un racconto avvincente - dichiara Andrea Colasio, assessore alla cultura del Comune di Padova - un particolare punto di vista nella rilettura dell'arte del secolo scorso in cui la nostra città sarà impegnata nei prossimi mesi con più di un progetto espositivo». Giorgio De Chirico, Filippo de Pisis, Guy Denning, Renato Guttuso, Luo Brothers, Tony Oursler, Ottone Rosai, Mario Sironi, Mario Schifano, James Brown, Paul Jenkins, Jean Miotte, Hermann Nitsch, Shozo Shimamoto, Yashuo Sumi, Mark Tobey, Giulio Turcato, Emilio Vedova, sono solo alcuni dei nomi presenti in una mostra il cui concept nasce dalla riflessione di Jean Baudrillard ne “Il complotto dell'arte”: «Vi è nell’arte - nell’arte contemporanea come pure, probabilmente, nell’arte classica - un duplice postulato, dunque una duplice strategia. Una pulsione di annientamento, di cancellazione di tutte le tracce del mondo e della realtà, e una resistenza contraria a tale pulsione».

I commenti

Una riflessione che ha portato i curatori a suddividere la sala espositiva in due sezioni di mostra, quasi a voler ricreare un ring in cui gli sfidanti sono rappresentati dall'arte figurativa nella sezione “Resistere al caos” e dall'arte astratto/informale in “Sognando l'infinito”. Afferma Enrica Feltracco: «Vulcanico o meditato, caotico o placido, il Furore è metafora del contraddittorio meccanismo creativo/distruttivo che sovraintende e governa il processo artistico. Nella miscela di gesti, scelte cromatiche, accanimenti grafici e stratagemmi tecnici si annida sempre un seme di eversione, di rivolta, un furente desiderio di "voltar pagina". In questa mostra una corte di artisti di grande caratura, diversissimi tra loro, ci svela questa tensione furente che si snoda tra il figurativo e l'informale, tra il caos e l'infinito, tra Oriente e Occidente». Aggiunge Massimiliano Sabbion: «La passione, l'impeto creativo, il punto di vista dell'artista” continua Massimiliano Sabbion “che si fonde con le forme e con i colori, tra segni e graffi, tra figurativo e astratto nel costante pensiero che si fa opera d'arte passando dalla mimesi del reale all'espressionismo interiore, questo il percorso di "Furore" che si snoda nel corso del Novecento, il secolo più creativo e dirompente della storia dell'arte. Tra variazioni, idee e nuove visioni si fanno strada i pensieri e le opere senza confini e senza tempo di una "rabbia creativa" che si annida tra le pagine del nostro contemporaneo in un viaggio tra le arti e gli artisti pronti alla creazione e al cambiamento». Conclude Matteo Vanzan: «Il percorso espositivo di Furore rappresenta il grande scontro ideologico di artisti che fondarono la loro ricerca sulla mimesis nell'incontro di una natura incontaminata e spesso ipnotica, fulcro dell'indagine concettuale di un uomo pienamente inserito nel mondo a lui contemporaneo e, di contro, su coloro che, con impeto e furore, portarono la gestualità al massimo livello espressivo, consapevoli che l'arte altro non era se non l'immersione completa nel proprio io più profondo».

Info

La mostra sarà aperta fino all'8 marzo 2020, con ingresso gratuito, dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.

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