Controlli nei mercati a km zero

L'Ascom metteva sull’avviso già 5 anni fa ironizzando sulle “banane di Casalserugo”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

Gli alimentaristi dell’Ascom lo scrivevano il 17 luglio del 2009: “I farmer’s market sono concorrenza sleale perché non sono soggetti a controlli sanitari, non sono soggetti all’emissione dello scontrino, non sono soggetti alle normative sul commercio. Tutti obblighi che riducono il margine operativo netto dei nostri fruttivendoli ad un risicato 9 per cento a fronte di ciò che possono introitare i contadini, liberi da tasse e liberi da obblighi”.

Tempi non sospetti. Tempi nei quali all’Ascom era già chiaro che i farmer’s market, oltre che rappresentare una palese concorrenza ai danni dei fruttivendoli, rappresentavano anche, potenzialmente, l’anticamera degli abusi. Ironizzava, all’alba del fenomeno, il presidente degli ambulanti della Fiva Ascom Confcommercio: “Nei mercati dei contadini, accanto a prodotti che sicuramente possono crescere nei nostri campi, figurano anche le banane di cui, non sapevo, fosse Casalserugo uno dei principali produttori mondiali!

Adesso che anche la procura interviene sul fenomeno, c’è poca voglia di ironizzare. “Purtroppo – commenta il vicepresidente vicario dell’Ascom Confcommercio, Patrizio Bertin – al danno economico adesso si aggiunge anche il danno d’immagine che deriva dal fatto che i produttori agricoli rei di aver spacciato per frutta e verdura a “km 0” frutta e verdura che di chilometri ne avevano fatti almeno quanti ne percorre Alonso ad ogni gran premio, vengono percepiti dall’opinione pubblica come commercianti inclini alla truffa”.

Ma i commercianti al dettaglio non sono i soli a patire danni d’immagine per via di questi produttori agricoli non proprio cristallini. Anche il Maap, il mercato agroalimentare di Padova, lamenta di vedere la sua attività, apprezzata in tutta Europa, “sporcata” dalla vicenda. “Il Maap non c’entra proprio nulla – afferma Francesco Cera, direttore del Maap – nel senso che se anche la frutta è stata acquistata presso la nostra struttura, la responsabilità dell’utilizzo finale non può essere sicuramente attribuita a noi. Parlare poi di merce scadente è alquanto inappropriato. Da noi la merce, proprio perché soggetta a standard molto elevati, esce perfetta. Come venga trattata, conservata e proposta è poi questione che riguarda il dettagliante. Ma qui non c’è nemmeno il dettagliante”. È dunque una questione di serietà commerciale.

“Quello che temevamo – conclude Bertin -  si è avverato. Commercianti non ci si improvvisa ed al riguardo una riflessione dovrebbe anche farla il legislatore, nazionale e regionale: va bene dare una mano al comparto agricolo, ma non va bene chiudere uno, e talvolta anche due, occhi. Bene dunque la magistratura che ha voluto capire meglio cosa avviene nei farmer’s market. Chissà se all’orizzonte si profilano controlli anche per gli agriturismi …”

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