“La val che urla”, proiezione al cinema Esperia

Al cinema Esperia, via Chiesanuova 90 a Padova, mercoledì 15 gennaio, ore 21, proiezione de“La val che urala”di Lucia Zanettin.

Girato nelle montagne del bellunese e del trentino, presentato allo Spazio della Regione Veneto alla 76^ Mostra di Arte Cinematografica di Venezia. Accolto con grande concorso di pubblico belle sale in cui è stato proposto finora 

Regia: Lucia Zanettin. Con Piergiorgio Piccoli, Guenda Goria, Diego Carli, Fiammetta Nena, Luca Zanfron, Walter Orsingher. Fotografia: Davide Casadio. Musica Valerio Cigliar, Marco de Paoli, Fiammetta Nena. Casting Lilla Film. Genere drammatico. Italia 2019. Durata 106’

Una produzione Lilla Film

realizzata con il sostegno di: Gi Di Meccanica Spa, Zotta Forest,Consorzio Turistico Vanoi, Radio Più-emittente agordina 

e con il patrocinio di : Vicenza Film Commission, Comune di Primiero San Martino di Castrozza, Comune di Mezzano, Comune di Imèr, Comune di Castello Tesino

Prima visione cittadina 

alla presenza della regista Lucia Zanettin, del protagonista Piergiorgio Piccoli ed altri membri del cast.
Serata col patrocinata dal C.A.I. - Sezione di Padova 

Biglietti

ingresso: 6 euro - ridotto: 5 euro

ingresso ridotto anche per il soci C.A.I.

Sinossi

Un film noir, dalle tinte fosche, ambientato in un piccolo paese di montagna, dove si svolge l’intera vicenda. Il protagonista, Lorenzo (Piergiorgio Piccoli), è un ingegnere cinquantenne, che in seguito alla perdita del lavoro, fugge dalla città e ritorna nei luoghi conosciuti da bambino, per cercare un momento di serenità, ma viene coinvolto in una sequenza di omicidi che si scopriranno legati ad avvenimenti della sua infanzia. L’atmosfera cupa di una valle montana, circondata da una natura selvaggia, lontana dai circuiti turistici, s’intreccia con un ambiente claustrofobico, dove la neve condiziona il succedersi degli avvenimenti, fino al colpo di scena finale, dove si comprenderà che spesso le cose non sono come sembrano. 

Note di regia

In montagna si dice che la valle urla, quando piove molto, ed il torrente si ingrossa, fino al punto di produrre un suono cupo, come un rombo. A questo fenomeno vengono associati eventi luttuosi, ed una leggenda su un antico castello del Primiero, Castelpietra, allagato e franato a causa di un torrente, che scorre nella falda al di sotto delle sue segrete. La val che urla rappresenta quindi, più che un luogo fisico, un luogo della memoria, una valle angusta, dove una piccola comunità convive con i suoi equilibri: un luogo da cui sfuggire e allo stesso tempo in cui trovare rifugio. In questo senso, le figure di Fiammetta e Lorenzo si muovono fra loro antitetiche, l’una con il desiderio di scappare dal piccolo centro, che limita i suoi sogni, l’altro col tentatitvo di sottrarsi alla città, che per una serie di motivi è divenuta per lui troppo caotica. Ritornare nei luoghi dell’infanzia diventa per lui una scelta dolorosamente inevitabile: ma il suo progetto di una breve pausa, si scontra con il destino e con la realtà di un piccolo paese, da sempre in balia degli agenti metereologici. L’ambiente montano, dunque, diventa a suo modo protagonista e condiziona il succedersi degli avvenimenti. All’interno di esso si muovono persone (Luigino, il forestale Luca, il cacciatore Walter), che appartengono a quel mondo naturalmente, senza necessità di fughe. Ed anche un lupo, che rappresenta un elemento chiave degli avvenimenti, dal primo incontro, fino allo scontro finale, destinato a disorientare anche gli spettatori più accorti. 

Note di produzione

18 mesi complessivi di lavorazione, 45 giorni di riprese; 23 location; 2.289 clip video registrate; 1.3TB di girato in formato 1920x1080 ProRes 4.2.2; 42 persone coinvolte tra attori e comparse; 5 voci fuori campo; 1 operatore drone; 3 cani ed il cervo Massimino. Tutto ciò è divenuto un lungometraggio di 106 minuti, il cui trailer è stato presentato in anteprima il 30 agosto 2019 allo Spazio Regione Veneto - Hotel Excelsior - Lido di Venezia, in concomitanza della 76a Mostra del Cinema.

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