“Ladri di biciclette”, proiezioni al Cinema Rex

Il nuovo restauro di “Ladri di biciclette” arriva al Cinema Rex (Via S.Osvaldo Padova) per due giorni, giovedì 14 (alle ore 21) e sabato 16 (alle ore 19) febbraio.

Un nuovo restauro, presentato in anteprima al Festival di Cannes nel 2018, per festeggiare i 70 anni dalla sua realizzazione nel 1948, “Ladri di biciclette” di Vittorio De Sica arriva ora al Rex grazie alla Cineteca di Bologna e al suo progetto Il Cinema Ritrovato.

E per questo speciale evento il Rex promuove una originale iniziativa: vieni in bici al cinema, scattati una foto in sella e mostrala in cassa. Avrai diritto all’ingresso ridotto!

Altra occasione imperdibile per queste due proiezioni è la proposta di una breve clip che mostra rare immagini scattate sul set.

Il restauro di “Ladri di biciclette”, realizzato dal laboratorio L’Immagine Ritrovata, è promosso da Fondazione Cineteca di Bologna e Compass Film di Stefano Libassi, in collaborazione con Arthur Cohn, Euro Immobilfin, Artedis, e con il sostegno di Istituto Luce-Cinecittà.

Titolo simbolo del Neorealismo, Oscar come miglior film straniero nel 1950, Ladri di biciclette si ispira all’omonimo romanzo di Luigi Bartolini, e si avvale per la sceneggiatura dello stesso Vittorio De Sica e, naturalmente, di Cesare Zavattini, oltre che delle firme di Oreste Biancoli, Suso Cecchi d’Amico, Adolfo Franci, Gherardo Gherardi, Gerardo Guerrieri.

Affidato a un cast di attori non professionisti, Ladri di biciclette è, secondo André Bazin, “il centro ideale attorno al quale orbitano le opere degli altri grandi registi del Neorealismo”.

In sintesi la trama. Roma, pochi anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Antonio Ricci, disoccupato, vive in un quartiere periferico della città con la moglie Maria, il figlioletto Bruno e una figlia neonata. Finalmente trova lavoro come attacchino municipale, impiego per il quale è necessaria la bicicletta, che Antonio e Maria riescono a riscattare dal monte di pietà. Ma già il primo giorno di lavoro la bicicletta di Antonio viene rubata.

“Quel soggetto mi appassiona profondissimamente”

Un giorno Zavattini mi dice: “È uscito un libro di Luigi Bertolini, leggilo, c’è da prendere il titolo e lo spunto. Era Ladri di biciclette. Bartolini ci cede il titolo e il diritto a trarre dal libro l’idea di un film, per un certo compenso. Più tardi, a film ultimato, protesterà violentemente. “Quel soggetto mi appassiona profondissimamente. Solo in altri due soggetti ho creduto con uguale fermezza, Sciuscià e Umberto D.; su tutti gli altri ho nutrito, prima della realizzazione, dubbi. Mi metto a fare il giro dei produttori raccontando Ladri di biciclette. Faccio tutte le parti io: piango, rido, mi commuovo, mi sbraccio. Niente. Allora penso: in Francia hanno fatto soldi con Sciuscià, ora me ne daranno per fare questo. Ma a Parigi, abbastanza ragionevolmente, mi dicono: certo saremmo felici di acquistare il film, ma quando lei lo avrà fatto. Allora vado a Londra e vivo una strana avventura. L’unico che si interessa del soggetto è Gabriel Pascal (il produttore di Cesare e Cleopatra). Una mattina viene a prendermi in automobile e mi porta in una villa di campagna distante una quarantina di chilometri da Londra. È una villa isolata, molto bella, ma vagamente sinistra. La moglie di Pascal, simpaticissima, mi riceve con grande gentilezza. Giochiamo a tennis e a golf. Tento di portare il discorso sul film, ma non ci riesco. Nel tardo pomeriggio Pascal mi dice che deve rientrare a Londra, mi prega di aspettarlo, e mi accompagna in una stanza del secondo piano. Rimasto solo mi accorgo che le porte sono chiuse a chiave. Penso sia stata una distrazione e aspetto. A tarda notte rientra Pascal, si scusa, io non penso più alla faccenda. L’indomani la scena si ripete: quando scende la sera mi ritrovo chiuso a chiave nella stanza. Intanto anche la moglie è sparita. Comincio a preoccuparmi e quando finalmente riesco ad affrontare Pascal, questi candidamente mi confessa che voleva impedirmi di comunicare col produttore Korda. Poi mi offre dieci milioni in tutto. Ne ho abbastanza e torno in Italia. Gli uomini coraggiosi al punto di finanziare il film li trovai tra amici: Ercole Graziadei, Sergio Bernardi e il conte Cicogna di Milano. Furono tre soci straordinari. Mi lasciarono fare tutto ciò che volevo, mi dettero tutto il denaro che mi occorreva (pochissimo, per altro; i miei film costano tutti poco, tranne Miracolo a Milano, per gli “effetti speciali” fatti da americani e costati il doppio del resto del film). Gli interpreti li trovammo in un modo avventuroso. Il grande problema fu il bambino. Me ne portarono a centinaia: o erano bellini, romantici, lisciati, o erano incapaci.”

(Vittorio De Sica, Gli Anni più belli della mia vita, “Il Tempo”, 16 dicembre, 1954)

“Il più bel film italiano che sia mai stato fatto”

Caro De Sica, non avendo più, come ai tempi di Sciuscià, un giornale a disposizione per dire quello che penso, sento il bisogno di scriverti queste poche righe per riconfermarti la mia prima impressione di ieri, che a ventiquattro ore di distanza non ha fatto che consolidarsi: il tuo è il più bel film italiano che sia mai stato fatto e uno tra i tre o quattro più importanti film del mondo, da paragonarsi soltanto a opere come Giglio infranto di Griffith o Il monello di Charlot. Soprattutto provo il bisogno di ringraziarti di averci regalato quest’opera, dalla quale tutti dobbiamo imparare e che ci dà coraggio in un momento tanto difficile del nostro cinema. Mi auguro che il trionfo di ieri sia soltanto l’inizio di un lungo successo senza precedenti. Il tuo film è venuto come un miracolo a ridare credito e respiro al cinema italiano, e di questo dobbiamo esserti tutti grati.

(Luigi Comencini, Lettera a Vittorio De Sica, 22 novembre 1948)

Cinema Rex

Via Sant’Osvaldo, 2 - Padova

tel. 049.754116

info@cinemarex.it - www.cinemarex.it

Per ulteriori informazioni è possibile contattare rexcinema@gmail.com

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