Università e imprese: dalla potenza all’atto, regole e pratiche per un nuovo ecosistema di innovazione, incontri al Bo

Quale deve essere il ruolo delle università all’interno di un ecosistema imprenditoriale? La “terza missione” delle università non è sempre facile da sviluppare e le specificità dei paesi ostacolano l’individuazione di alcune “migliori pratiche” universali. Per sostenere l’impresa, molte università hanno costruito strutture appropriate, come gli uffici di trasferimento tecnologico, i parchi scientifici e gli incubatori, e hanno creato regole e procedure di sostegno interne. I canali formali e informali si fondono nella formazione di un ecosistema di innovazione, che consente interazioni universitarie mediante ricerche di collaborazione, ricerca di contratti (trasformazione tecnologica formale), ma anche tramite consulenza ad hoc, networking con i praticanti, gli stage e così via (trasferimento informale di tecnologia detto anche academic engagement). L’impegno accademico rappresenta un modo importante in cui la conoscenza accademica è trasferita nel settore industriale, ma la ricerca di relazioni UI è stata spesso legata anche all’esplorazione di canali formali.

Giovedì 8, dalle ore 14, e venerdì 9 giugno dalle ore 9.30, rispettivamente in Aula Nievo e Archivio Antico verranno presentati i lavori di ricerca sviluppati in seno al progetto PRAT 2014 dell’Università di Padova dal titolo “Moving knowledge into action: exploring the micro-foundation of an innovation ecosystem” che vede come coordinatore scientifico la professoressa Silvia Rita Sedita.

“La nostra ricerca” dice Silvia Sedita “conferma che se negli Stati Uniti vi è una grande abilità a sfruttare la conoscenza scientifica a livello industriale, in Europa riscontriamo un’incapacità a trasferire il ricco output scientifico al mondo industriale. In Italia soprattutto tra i rappresentanti degli imprenditori italiani, vi è stata per anni la sottovalutazione dell’importanza cruciale delle fonti di nuova conoscenza e quindi del rapporto con università e centri di ricerca per rafforzare la competitività dell’impresa. In Italia, quindi, si è per anni prodotta conoscenza di altissimo livello nelle università e nei centri di ricerca sia pubblici che privati, si sono sfornate grandi menti che poi hanno dovuto affrontare le difficoltà di interagire in un territorio che non offriva adeguato sostegno all’innovazione e all’imprenditorialità. L’indagine sul campo maturata negli ultimi dieci anni ha consentito di comprendere le dinamiche di interazione università-impresa e di far emergere alcuni importanti nodi su cui ragionare sia dal punto di vista delle policy che dal punto di vista del management” continua Sedita “Sintetizzando, l’università svolge un ruolo cruciale nella creazione di nuove imprese innovative nella regione dove è localizzata; gli incubatori di impresa sono reali forme di supporto finanziario e di conoscenza per le start-up. Gli incubatori d’impresa offrono servizi difficili da reperire sul mercato, basti pensare alle attività di scouting dei nuovi talenti e delle nuove idee, di tutoring degli imprenditori innovativi e di matching tra finanziatori, business man e innovatori. L’incubatore aiuta le start up a muovere i primi passi, alla stregua di un investimento seed capital; gli spin-off universitari sono una forma importante di trasferimento tecnologico, che attualmente si appoggia prevalentemente sulle reti personali dei fondatori; la student entrepreneurship è una modalità innovativa di guardare all’impatto delle università sul territorio, e rappresenta un modello alternativo (e numericamente più grosso) a quello degli spin-off accademici. La nostra ricerca considera le imprese come network di risorse, competenze, idee, credenze ed euristiche e indaga come e da dove queste originano, come si sviluppano e si trasformano nel tempo nel mercato, grazie all’interazione tra i membri dello spin-off e i soggetti esterni (critical junctures: ricerca, ricognizione delle opportunità, pre-organizzazione, ri-orientamento e sostenibilità); le interazioni università-impresa vanno a beneficio sia delle imprese (aumentandone la performance innovativa) sia dei ricercatori universitari (aumentandone l’originalità e l’impatto delle pubblicazioni); le carenze infrastrutturali delle università italiane, accompagnate da un ecosistema poco fertile rivelano la necessità di un percorso di investimento in nuove forme di supporto e di interazione università-mondo del lavoro. Infine” conclude Silvia Sedita “il crowdfunding e il fundraising appaiono nuove vie da sperimentare per aumentare le risorse finanziarie a disposizione dell’Università e per diffondere la scienza. In Italia ad oggi non abbiamo una cultura orientata al crowdfunding della ricerca scientifica, la scienza rimane spesso chiusa nella sua torre d’avorio e fatica a comunicare con il territorio, sia esso concepito come insieme di imprese che come insieme di individui”.

Durante il Convegno si risponderanno a domande quali: esiste un modello italiano del trasferimento tecnologico e quali sono i ruoli che i diversi attori svolgono in questo processo? Quali sono dinamiche di interazione università-impresa? Qual è il ruolo delle relazioni informali o formali, dirette o indirette per il trasferimento tecnologico? Quali sono gli intermediari che favoriscono le relazioni indirette università-impresa? Quali sono le politiche a supporto dello sviluppo dell’academic entrepreneurship?

La prima giornata è in particolare dedicata alla presentazione dei risultati di ricerca da parte di membri del Dipartimento di Scienze Economiche, cui segue una tavola rotonda che vede come protagonisti Fabrizio Dughiero, Prorettore al Trasferimento Tecnologico dell’Università di Padova, Luca Lorigiola, Camera di Commercio Padova, Tiziano Barone, Direttore di Veneto Lavoro, e Ruggero Frezza, Presidente di M31, moderati da Filiberto Zovico. La seconda giornata ospiterà, tra gli altri, Einar Rasmussen, Nord University Business School, Masaru Yarime, City University of Hong Kong, e Martin Kenney, University of California.

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