«Ci avete aiutati più del nostro Governo, in cinque mesi non era mai venuto nessuno»: terremotati in Turchia, l'aiuto arriva da Abano e Montegrotto

Lo scorso 6 febbraio il terremoto che ha sconvolto la Turchia. Da Kahramanmaraş, luogo dell'epicentro, a Samandağ, L'Orto di Marco ha consegnato sette container abitativi e aiuti di vario genere. La popolazione a maggioranza curda: «Il Governo non ci ha mai aiutati». Emanuele Babolin, dell'associazione L'orto di Marco: «Noi siamo una piccola realtà, ma se si può dare una mano a quel punto cerchiamo davvero chi è più in difficoltà»

«Non saprei cosa raccontarti. Cosa si può dire del buio?». Curda, ha certamente più di 75 anni ma lei dice non saperlo quanti ne ha, è sopravvissuta al terremoto del 6 febbraio rimanendo sotto le macerie per due giorni. A Kahramanmaraş, in Turchia, dove ancora vive, è tutto distrutto, il terremoto dello scorso febbraio ha spazzato via intere città tra cui anche questa. Quello che si è verificato la notte tra il 5 e 6 febbraio 2023, quando la terra in Turchia e in Siria ha tremato con una potenza mai registrata in 2mila anni, con una magnitudo di 7,7 è quindi qualcosa di mai visto. Di mai vissuto. È quel mai visto e mai vissuto che una testimone come lei spiega come meglio non si può. E' una delle tantissime storie che si incontrano se si percorrono i poco più di 200 km che dividono proprio Kahramanmaraş da Samandağ. La prima è stata di fatto l'epicentro del sisma, la seconda ne è stata investita non con meno forza. E in mezzo c'è, anzi c'era, tutto un mondo di cittadine grandi e piccole, piccoli comuni e villaggi. In cinque mesi, sono arrivati pochissimi aiuti, per non dire nulla. Il perché si può spiegare come sempre con la politica, e lo si fa certo dopo. 

Una sfollata di Atay, in Turchia

Ma prima bisogna evidenziare come un'associazione del padovano, con una sede situata letteralmente con un muro nel comune di Abano Terme e uno in quello di Montegrotto Terme, ha fatto più che il governo locale riuscendo a consegnare, in sette luoghi assolutamente remoti, quelli che potrebbero sembrare dei normali container mentre sono delle vere e proprie abitazioni. Di fortuna, si intende, ma si può dire con certezza che sono un toccasana per persone che da mesi dormono all'aperto. «La scelta di distribuirle, come collocazioni, in luoghi diversi tra loro, è anche un modo per cercare di aiutare più persone possibile, per quel che si può. Noi siamo una piccola realtà, ma se si può dare una mano a quel punto cerchiamo davvero chi è più in difficoltà», spiega Emanuele Babolin, dell'associazione L'orto di Marco. E così hanno costruito, da fine febbraio, un percorso fatto di raccolte fondi e iniziative che sono andate a finanziare questa missione (oltre ad altri consolidati progetti come ad esempio quello sulle scuole in Etiopia) con la cifra totale di 27.890€, 23.000 dei quali arrivano grazie alla sensibilità e alla generosità di un imprenditore padovano. 

Terremoto in Turchia

Come sempre in tutti i progetti o interventi umanitari quelli dell'Orto di Marco, oltre a seguire passo dopo passo il percorso di raccolta e invio di aiuti da qui, poi seguono allo stesso modo quanto accade sul posto. Il compito di Babolin è proprio questo, assicurarsi che la consegna e l’installazione andassero per il meglio. Al contrario di come era andata nelle missioni di aiuto per l'Ucraina, dove non ci sono stati grossi problemi ad organizzare raccolta e consegna degli aiuti sul posto, in questo caso ci sono voluti mesi per arrivare a questo primo risultato. Per difficoltà legali e burocratiche, che è un modo diplomatico ma altresì poco veritiero di spiegare perché questa, che è l'area maggiormente colpita dal sisma, è stata anche la meno aiutata. La maggioranza della popolazione che vive qui è curda. Perseguitati da anni, dopo il golpe militare del 1980 è stata messa fuori legge anche la lingua; non si contano le segnalazioni per violazione dei diritti umani da parte del governo di Ankara, sono così temprati da aggressioni, violenza e non ultimo dalla guerra dalla quale si sono difesi in Siria e in Iraq dall'Isis, che sanno cosa vuol dire sostenersi, starsi vicino, aiutarsi. Un senso di comunità raro. E non è la carità. È sapere adattarsi, ingegnarsi anche. 

Turchia post terremoto - Senzatetto nel distretto di Pazarcik

Hasan è un imprenditore di Dyiarbakir: quando l'unica altra associazione che è intervenuta qui insieme all'Orto di Marco, la tedesca Mardef, non riusciva a reperire questi container abitativi perché nessuna azienda in Turchia glieli avrebber venduti anche solo per non avere problemi, ha capito che dovevano farseli loro. Ha messo su un'impresa che li costruisce e li consegna. Più ne produce e più migliorano. Crescono le dimensioni, le disposizione degli spazi. E' un po' a perdere come impresa, visto che i soldi con cui si pagano servono per produrli e trasportarli, ma se glielo si fa notare, risponde così: «Cosa a perdere. Aiutare la nostra gente, aiutare noi stessi. Non è a perdere, mai», ci dice senza neppure sforzarsi di volerci convincere. Percorriamo la strada per Samandağ, passando per la costa mediterranea che confina con quello che all'inizio del conflitto in Siria era una boccone sul quale ci avevano messo sopra gli occhi in tanti, visto che è l'unico sbocco al mare del paese. E Quando si arriva qui si è più vicini ad Aleppo che ad Adana, che è la prima grande città turca che dista altri 250 km. Aiuti non se ne vedono, ma non è inusuale invece veder passare convogli militari. Non è un mistero che l'aviazione, droni e forze speciali turche, attaccano nel nord della Siria, quello che abbiamo imparato a conoscere come Rojava, dal cantone di Afrin fino a Kobane. 

Terremoto in Turchia, nellala provincia di Pazarcik l'epicentro-2

In questa situazione, anche politicamente molto complessa, l'Orto di Marco ha consegnato, oltre alle 7 abitazioni, anche materiale sanitario di ogni genere in gran quantità e beni di prima necessità. Consegnati in diversi centri lungo tutta la tratta di cui sopra, con escursioni in luoghi che immaginiamo difficilmente raggiungibili anche prima del sisma. Figuriamoci adesso. Si vede a occhio di quanto il terreno si è sollevato per il sisma che ha innescato settimane di scosse di assestamento non meno spaventose di quella notte. Ci sono città come Defne che sono diventate ghost town, ridotte che neppure Raqqa dopo essere stata liberata dall'Isis, lo possiamo garantire con certezza. E questo dà l'idea della tragedia che si è consumata se il sisma è riuscito ad essere ancora più devastante della guerra. «C’è chi è morto subito, immediatamente schiacciato. Chi perché è soffocato dopo ore. Ma tanti, tantissimi, sono morti di freddo. Non è venuto nessuno per giorni, qui. Quando qualcuno è arrivato non l’ha fatto per aiutare, ma solo per verificare. Quanti morti? Chi lo sa», ci dice un’insegnante che è rimasta senza nulla e che dorme con un'amica in un caffè di un parco di Defne. Una città delle dimensioni, anche in termini di popolazione, come Padova, che è come se fosse stata spazzata via. Nel distretto di Hatay è stato devastante quanto in quello di Kahramanmaraş o di Pazarcik, non c'è più niente. Proprio in un remoto agglomerato urbano che si arrampica sulla montagna di quest'ultimo distretto dove si vede con ancora più chiarezza quanto il terreno si è sollevato, una donna sta dando acqua a dei fiori. «Qui c'era la mia casa. Non c'è più nulla, vedi? Ma i fiori non li lascio morire». Chi abita in certe zone ha l'acqua ma per lo più manca quanto l'elettricità. Per i disabili è durissima, «non avevo mai sentito la mia disabilità come adesso, ora in tutto e per tutto dipendo dagli altri», ci dice un'altra donna su una carrozzina. Ci sono chi lo sa quante storie che si potrebbero raccontare ma è su due cose che hanno detto tutti coloro che abbiamo incontrato in questo viaggio di monitoraggio e consegna che è giusto soffermarsi: la prima è come viene spiegato il moto sussultorio delle scosse, muovendo le braccia una verso l'alto e l'altra verso il basso, l'altra che un altro inverno così sarà molto difficile da sostenere per tutta questa gente che vive per lo più in tende. Per questo i contaner abitativi sono importanti, perché consentono almeno ai più fragili in questi accampamenti di fortuna di avere un posto dove poter dormire riparati. Ora dal caldo, tra poco dal freddo.

Atay - Turchia terremoto

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