Economia

Quasi 2900 imprese agricole femminili in provincia: via al bonus donne in campo

In agenda un fondo di 15 milioni di euro a livello nazionale. Milena Prando, presidente associazione Donne in campo: «Un contributo utile a ripartire dopo il lockdown»

Sono 2.858 le imprese agricole femminili padovane (su un totale di 17.627 aziende condotte da donne): potranno richiedere il bonus “Donne in campo”, previsto dalla legge di bilancio 2020-2022. In agenda, a livello nazionale, un fondo rotativo da 15 milioni di euro per garantire mutui a tasso zero (della durata variabile da 5 a 15 anni), fino a 300 mila euro per ogni attività economica, a favore delle imprenditrici agricole o a quelle che lo vorranno diventare. Fra gli obiettivi dei progetti finanziabili, “il miglioramento del rendimento e della sostenibilità dell'azienda, delle condizioni agronomiche e ambientali, di igiene e il benessere degli animali”.

Scommesse

«Un’opportunità in più per chi ha il coraggio di scommettere ancora sul lavoro nei campi – spiega la presidente dell’associazione Donne in campo – Cia Padova, Milena Prando – Le donne rappresentano una risorsa preziosa per il Paese: siamo portatrici di una visione imprenditoriale capace di coniugare crescita produttiva e tutela della biodiversità. Innovatrici instancabili, promuoviamo la multifunzionalità nei campi, investendo nel valore culturale e sociale del cibo, nella difesa del suolo e del paesaggio». Peraltro l’agroalimentare “al femminile” tira ancora: rappresenta il 16,2% del numero complessivo delle attività economiche “rosa” presenti in provincia. 484 le aziende del comparto le cui titolari sono under 40, +5,4% rispetto al 2019. «Dopo il prolungato lockdown, questa misura va nella direzione giusta per contribuire a far ripartire il comparto agroalimentare, in particolare il segmento relativo alle donne imprenditrici – aggiunge Prando – Bisogna continuare ad investire nel settore. Fra le proposte che avanziamo, il nuovo Psr, Programma di sviluppo rurale, potrebbe prevedere un punteggio in più alle aziende condotte proprio dalle donne. La buona volontà da parte nostra non basta per centrare risultati importanti, servono adeguati finanziamenti da parte degli enti competenti».

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