ArcelorMittal Legnaro: confermata la cassa integrazione, il presidio non si ferma

L'azienda ha notificato che oltre alle 5 settimane di cassa Covid-19 che i lavoratori stanno facendo in questo periodo, saranno richieste altre 13 settimane di cassa integrazione ordinaria. La Fiom non ci sta

I lavoratori in presidio di fronte all'azienda

Brutte notizie per i 30 dipendenti dello stabilimento ArcelorMittal di Legnaro: giovedì 28 maggio, nel corso di uno scambio fra la dirigenza e i sindacalisti della Fiom è stato notificato che oltre alle 5 settimane di cassa Covid-19 che i lavoratori stanno facendo in questo periodo, saranno richieste altre 13 settimane di cassa integrazione ordinaria. Sommando le varie richieste si raggiungono così 18 settimane di cassa integrazione e il sito potrebbe riprendere la normale attività non prima di ottobre. Anche questa prospettiva è tutto fuorché certa, viste le premesse e le posizioni della società.

Presidio

Nello stabilimento ArcelorMittal di Legnaro la produzione è stata totalmente ferma durante le ultime due settimane e i lavoratori sono stati messi in cassa integrazione a zero ore. «Come Fiom insieme ai lavoratori stiamo valutando ulteriori iniziative, oltre al presidio tuttora in atto, perché la previsione proposta non è assolutamente accettabile. Aspettiamo di conoscere il piano industriale di ArcelorMittal, che dovrebbe essere reso noto la prossima settimana, per capire quali sono i progetti della multinazionale e il futuro dello stabilimento di Legnaro. Noi e i lavoratori non abbiamo intenzione di arrenderci né di accettare lo stop del sito», ha dichiarato Loris Scarpa, segretario generale della Fiom di Padova. La prossima settimana è previsto un ulteriore incontro con la direzione e oggi il sindaco di Legnaro ha espresso l’intenzione di sostenere lavoratori e lavoratrici nella loro lotta per conservare il loro posto di lavoro.

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