Alluvione, un anno dopo Veneto ancora a rischio idraulico

Il 31 ottobre, il 1 e il 2 novembre del 2010 le province di Padova, Vicenza e Verona in particolare, vennero colpite dall'evento più catastrofico degli ultimi 50 anni. Oggi si attendono ancora i bacini di laminazione, chiave di volta per la sicurezza idraulica del territorio

Duecentosessantadue Comuni coinvolti, 3 morti, 500 mila persone alluvionate, per un numero di 7.708 famiglie. 3500 evacuati e 2114 le imprese che subirono danni molto pesanti; 151 mila i capi di bestiame annegati; 426 milioni di euro di danni denunciati.

L'ALLUVIONE. Sono alcuni dei numeri dell'alluvione che il 31 ottobre, il 1 e il 2 novembre di un anno fa colpì il Veneto, in particolare le province di Padova, Vicenza e Verona. Un'ondata di maltempo tra le più violente degli ultimi 50 anni e originata da una serie di concause (corrente di scirocco africana, precipitazioni costanti e lo scioglimento delle nevi).

LA RIPRESA. Un Veneto “ferito” che si è nel frattempo rialzato in primis grazie alla forza di volontà degli stessi alluvionati che si sono rimboccati le maniche, aiutati ad uscire dal pantano da centinaia di “angeli” volontari che con le proprie mani e anche con le proprie donazioni, hanno fatto molto. Quindi grazie anche al lavoro congiunto di istituzioni, forze dell'ordine e volontari della protezione civile.

RISCHIO ATTUALE. Ma se in questi giorni il Veneto venisse investito ancora da un'ondata d'acqua come quella del 2010, cosa accadrebbe? “La situazione rimane delicata perché non esiste il rischio zero", hanno spiegato oggi il Commissario delegato all'emergenza Perla Stancari, l'assessore regionale all'Ambiente Maurizio Conte e il segretario regionale per l'Ambiente Mariano Carraro.

BACINI DI LAMINAZIONE. Centinaia di lavori per la sistemazione idraulica del territorio sono stati fatti ma, la chiave di volta per evitare che quasi tutto il Veneto finisca ancora sott'acqua saranno, hanno confermato i tecnici, i "bacini di laminazione": migliaia di ettari di pianura padana pronti a trasformarsi in laghi naturali per evitare il carico eccessivo d'acqua nei fiumi che attraversano i centri abitati.

I PRIMI 3. Tre quelli già avviati con adeguata copertura finanziaria garantita dal decreto “Mille Proroghe”: quello di Caldogno (costo 41,5 mln di euro) dedicato al Timonchio, l'affluente del Bacchiglione che nel proprio nel piccolo centro alle porte di Vicenza ruppe l'argine provocando l'alluvione di Cresole e Rettorgole "salvando" in parte proprio il capoluogo di provincia; il bacino di Trissino e Arzignano (44,6 mln) valvola di sfogo per il fiume Agno-Guà e quello di Riese Pio X (13,8 mln) destinato al Lastego-Muson.

TEMPI LUNGHI. Ma i tempi minimi per vederli compiuti vanno dai tre ai quattro anni. Per gli altri nove bacini ora in fase di progettazione, distribuiti tra le province di Vicenza, Verona e Padova, se ne parlerà tra ancora più tempo.

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