Camposampiero: Giorno del Ricordo

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

In Via Martiri delle Foibe a Camposampiero è stata deposta una corona e una bandiera italiana in memoria, alla presenza delle Associazioni d'arma, i carabinieri, il distretto di polizia locale della Federazione dei comuni.
 

Il vicesindaco Attilio Marzaro ha ricordato che "questa ricorrenza restituisce la dignità della memoria alle decine di migliaia di connazionali dell'Istria e della Dalmazia travolti dall'odio etnico, alla fine della seconda guerra mondiale. Quegli esuli hanno portato la forza dei loro valori e della loro tradizione in tutta la penisola e anche qui a Camposampiero dove alcuni di loro hanno trovato la loro nuova casa ed hanno collaborato alla crescita civile e sociale della nostra città".


Nella stessa mattina è stata consegnata a una cittadina di Camposampiero, esule istriana, la medaglia conferita dal Presidente della Repubblica, il Giorno del Ricordo, in memoria delle vittime delle foibe. A ritirarla, a Padova davanti al palazzo Moroni, la signora Augusta Calegari, più conosciuta a Camposampiero, dove è stata maestra per tanti anni, con il cognome del marito, Baccarin. Il riconoscimento le è stato consegnato dal prefetto Patrizia Impresa, alla presenza del sindaco Katia Maccarrone.

La signora Augusta ha perso il padre, Virginio Calegari, nel '43. All'epoca Augusta aveva 12 anni e abitava a Parenzo, in via Grande, con la madre, il padre, le due sorelle e i due fratelli. "Era settembre - racconta - quando i partigiani di Tito entrarono a casa nostra ed arrestarono mio padre, per portarlo in prigione". Funzionava così: i prigionieri venivano caricati sui camion, portati sul ciglio delle foibe - profondi crepacci tipici del fenomeno carsico - e legati in gruppi di quattro o cinque persone con il filo spinato. Poi veniva sparato al primo, che cadendo nella foiba trascinava dietro di sé gli altri compagni legati a lui. A Virginio Calegari toccò la foiba di Surani. Il suo corpo fu riesumato dopo un paio di mesi, "grazie agli amici contadini slavi - racconta Augusta - molto affezionati a lui che seguirono il camion di nascosto assistendo al genocidio. Ricordo che il giorno in cui mio padre venne caricato sul camion. Ci salutò con la mano, dicendo loro che sarebbe tornato presto, convinto di esser portato in un campo di concentramento".

Il prossimo 24 febbraio, presso l'aula magna dell'Istituto Newton saranno rese le testimonianze di Nidia Cernecca e Luigi D'Agostini, intitolate "Istria, Fiume, Dalmazia: il rumore del silenzio"

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