Ulss 6 Euganea, Fase 2: 4710 prestazioni in una giornata, 75mila da ricollocare

I dirigenti dell’Usl 6 hanno fatto il punto della situazione nel pieno della Fase 2. Da lunedì cominciano i lavori all’obitorio di Piove di Sacco

Aumentano i padovani che utilizzano la modalità da remoto, dal call center all’app salta-code, e il dg dell’Usl 6 Domenico Scibetta ha ammesso qualche disagio: «Prima della pandemia il nostro call center riceveva in media 25 mila telefonate alla settimana, ora siamo arrivati a 37 mila, un incremento del 47 per cento. È inevitabile che i tempi di attesa durante la chiamata siano più lunghi del previsto ed è per questo che invito ad utilizzare l’app salta-code. Proprio questa mattina ho fatto una prova io stesso e il tempo di risposta è di 2 minuti e 10 secondi. In ogni caso – assicura Scibetta – stiamo cercando di implementare il servizio».

Le prestazioni

L’Usl 6 sta cercando di recuperare le prestazioni che sono rimaste in sospeso a causa del lockdown. Nella giornata di ieri, 10 giugno, in tutte le strutture dell’Euganea sono state erogate 3110 prestazioni alle quali si devono aggiungere 1600 visite presso strutture accreditate. «Durante la quarantena abbiamo sospeso 3500 interventi, mentre per le prestazioni ambulatoriali il discorso è più complesso – spiega il direttore sanitario Patrizia Benini – In totale abbiamo 75 mila prestazioni da ricollocare tra quelle bloccate e quelle che erano già in galleggiamento. Non è facile dato che, proprio per le misure di sicurezza anti-contagio, abbiamo dovuto ridurre l’accesso alle strutture anche del 40 per cento, tra sanificazione degli spazi e divieto di assembramento. Le visite già prenotate e bloccate sono state recuperate per il 50 per cento, mentre i vecchi galleggiamenti si attestano attorno al 26 per cento». La difficoltà dipende anche dalla carenza di specialisti: mancano soprattutto medici di pronto soccorso, oculisti e radiologi.

Prossimi progetti

Da lunedì l’obitorio di Piove di Sacco resterà chiuso per tre settimane a causa di alcuni lavori di ristrutturazione. «La Regione ha investito 75 mila euro – fa sapere Scibetta – Interverremo sulle celle frigorigere, l’impianto elettrico, la sorveglianza e molto altro. Le salme saranno inviate a Schiavonia». Proseguirà, invece, un progetto nato durante il lockdown a Schiavonia. Le ostetriche, presenti tutto il giorno per accogliere eventuali donne in procinto di partorire, hanno insegnato al personale del pronto soccorso la procedura da seguire così da essere preparati ad intervenire. Corsi simili verranno riproposti.

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