Pausa caffè alla macchinetta più cara dal 1° gennaio: aumenta l’Iva

Aziende costrette ad aumentare i prodotti dai 5 ai 10 centesimi. Gomiero (Ascom Padova – delegazione territoriale Confida): “Un settore che dà lavoro, nel Veneto, a 5mila persone e crea un fatturato di 320milioni di euro”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

Brutta notizia: dal 1° gennaio aumenta il prezzo dei prodotti delle macchinette distributrici di alimenti e bevande. Saranno 5 centesimi in più sul caffè e le bevande calde e 10 centesimi in più sulle bevande fredde e gli snack. Responsabile del nuovo “prelievo forzoso” dalla tasche degli italiani lo Stato che ha deciso di aumentare l’Iva, in una botta sola, dal 4 al 10%, con un incremento del 150%!

Arrabbiatissimi, ovviamente, i 23 milioni di consumatori italiani che nella macchinetta hanno sempre trovato una valida soluzione d’acquisto, preoccupatissime le aziende che si occupano della distribuzione automatica: un migliaio in tutta Italia con 30 mila addetti. “Nel solo Veneto – spiega Davide Gomiero, funzionario Ascom Confcommercio di Padova per la delegazione territoriale Confida – il comparto dà lavoro a 5 mila persone, crea un fatturato di 320 milioni di euro e rappresenta il 15% del mercato totale della distribuzione automatica italiana. Numeri che, alla luce dell’inasprimento fiscale, ben difficilmente potranno essere confermati in futuro”.

“Sorprende – rincara la dose il presidente nazionale di Confida (l’Associazione Italiana della Distribuzione Automatica di Confcommercio), Lucio Pinetti – che lo Stato abbia voluto colpire, in un momento di così grave crisi per le famiglie, proprio i distributori automatici. Per quanto ci riguarda, il nostro settore dovrà spendere, per adeguare il quasi milione di macchinette presenti in Italia, dai 30 ai 50 milioni di euro e serviranno almeno 4 o 5 mesi di tempo. Per cui ritengo improbabile che si possa essere allineati al nuovo tributo per la scadenza del 1° gennaio”.

Da qui la decisione di Confida di non restare, come si usa dire, “col cerino in mano”. “Proprio in questi giorni – annuncia Roberto Sala, delegato per il Veneto di Confida – è partita una campagna per informare i consumatori attraverso un milione di adesivi affissi su tutti i distributori automatici. Il messaggio è chiaro: non è colpa nostra se vi trovate il caffè aumentato ma del governo che pur di fare cassa se la prende anche con i consumi “low cost” mettendo a repentaglio centinaia di posti di lavoro”.

Una sorta di accanimento, come spesso accade nel nostro Paese, ai danni dei “virtuosi”. Il vending (così si chiama in termine tecnico la distribuzione automatica) crea un giro d’affari complessivo di 2,5 miliardi di euro l’anno. Un settore sano e trasparente con un’incidenza delle imposte sui ricavi superiore al 2%, più del doppio della media delle imprese del commercio e oltre il 50% della media nazionale.

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