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Foto dalla pagina ufficiale Facebook Goran Bregović 

Foto dalla pagina ufficiale Facebook Goran Bregović 

Goran Bregovic in concerto al Gran Teatro Geox: “Chi non diventa pazzo non è normale”

Grande spettacolo sabato 3 febbraio per il pubblico padovano offerto dal compositore bosniaco. Racconti e tanta musica vissuta con balli e danze dai tanti fan presenti al live

Goran Bregovic e la sua poliedrica orchestra approdano al Geox sabato 3 febbraio con uno spettacolo trae ispirazione dall’ultimo lavoro discografico dell’artista “Three Letters from Sarajevo”, dove per la prima volta in modo più diretto il musicista riesce ad aprirsi e ad affrontare il trauma della guerra civile (tante volte solamente evocata nei suoi precedenti lavori discografici).

Inizio

Lo spettacolo si apre con canzoni dalle sonorità più soft ma sempre originalmente marchiate da quel tocco melting pot, che contraddistingue la musica di Bregovic, fino ad esplodere a metà spettacolo in sonorità vivaci e multietniche che non possono trattenere gran parte del pubblico dal lasciare la loro poltrona e alzarsi per dimenarsi in danze sfrenate e appassionate, trascinati dal ritmo caldo e concitato della musica e dalla magia che l’Orchestra del maestro Goran è in grado di creare.

La musica unisce

Il Teatro Geox di Padova è al completo e il pubblico presente è davvero variegato, da persone più adulte a persone più giovani, tutte molto bramose di lasciarsi andare ai ritmi travolgenti e sognanti di Goran e della sua orchestra, perché in fondo quel che la musica di Bregovic vuole trasmettere è che la musica può unire, contro le diversità e contro le guerre e i conflitti.

Trovare il modo di convivere

Particolare momento del live è quando il musicista racconta di aver inserito nell’ultimo disco una storiella che ha letto su Internet: una giornalista della Cnn sente parlare di un anziano ebreo che per oltre 60 anni è andato due volte al giorno a pregare al Muro del pianto. Lo va a cercare e gli chiede: “Di cosa parla con Dio ogni giorno da sessant’anni?”; e lui: “Prego per la pace, per i giovani, perché religioni diverse possano vivere insieme”. “E ha ottenuto risposta?”; “In verità, ho l’impressione di parlare al Muro”. Ecco, se c’è qualcosa da imparare da questa storia, secondo Bregovic, è che Dio non ha voluto insegnarci a convivere e che dovremmo trovare noi quindi il modo di imparare da soli.

Pazzi della sua musica

Sulle note di Kalashnikov  verso la fine dello spettacolo è racchiuso forse il senso di tutto il live, quando Goran Bregovic incita il pubblico dicendo che “chi non diventa pazzo non è normale” perché è impossibile non diventare “pazzi” della sua musica, alzarsi, viverla e danzarla.

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