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Giulia, la 105esima vittima: «Accoltellata e poi spinta nel dirupo». L'assassino ancora in fuga

Prima di lei altre 104 donne sono state uccise da maschi che non hanno accettato la fine di una relazione, in Italia, quest'anno. Emergono particolari cruenti sulla morte della ragazza, sarà l'autopsia a fare definitivamente chiarezza. In 1500 a Padova al corteo spontaneo di NonUnaDiMeno, omaggio di Capossela al Geox che commuove l'intera platea

Bisognerà attendere l'autopsia, in programma la prossima settimana, per avere le risposte che ancora mancano su questo omicidio che ha scosso l'Italia intera partendo dalle province di Venezia e Padova. Dal momento che Gino Cecchettin ha riconosciuto il cadavere trovato in Friuli come quello di Giulia, sono finite le speranze che potesse fare ritorno a casa, sue e degli altri due suoi figli. Quella di Giulia, da quando è sparita abbiamo cominciato a chiamarla così, omettendo il cognome come si fa con chi è ormai di casa, è una morte che non si può accettare. Lo conferma l'eco e le reazioni che si stanno registrando in seguito al diffondersi della notizia che Giulia non c'è più. Nel 2023, che non è ancora terminato, prima di lei altre 104 donne sono state uccise da maschi che non hanno accettato la fine di una relazione. Lei è la 105esima donna a cui viene strappata la vita in modo violento, in Italia, quest'anno. Giulia aveva solo 23 anni, quanto il suo assassino che alla luce di quanto sta emergendo non possiamo più definirlo ex fidanzato, ma solo in questo modo. 

Carabinieri e VdF durante il recupero della salma di Giulia Cecchettin

Oggi che si può con certezza dire che Giulia non era scomparsa, ma era stata sequestrata, costretta con la forza, colpita e uccisa, dobbiamo anche essere consapevoli delle parole che vanno usate per quanto riguarda questo efferato omicidio. Secondo le prime informazioni trapelate, Giulia dopo essere stata costretta a seguire Filippo Turetta, sarebbe stata colpita con alcune coltellate nella parte alta del corpo, tra cui il collo e, poi, spinta giù in un dirupo. Questo dopo l'aggressione che era stata già filmata dalle telecamere nei pressi della zona industriale di Fossò, nel veneziano. Il suo corpo è stato fatto poi rotolare per 50 metri fino a quando non si è fermato in un canalone vicino al lago di Barcis, in provincia di Pordenone. Questi elementi, drammaticamente concreti, che messi così in fila fanno ancora più impressione ma danno anche il quadro reale della situazione, ci dicono che questo finale terribile non può avere nulla a che fare con il bene, con l'amore. Se cadiamo in questo errore, pensando al raptus, alla disperazione di chi si sente abbandonato, corriamo il fondato rischio di legittimare questo tipo di comportamenti, cosa che l'evidenza dei fatti ci dice invece che non è proprio più possibile fare. La fine drammatica di Giulia si aggiunge a troppe altre storie che si raccontano sempre pià spesso, non è accettabile più che siano derubricate a isolato fatto di cronaca. Ma chi uccide è il "bravo ragazzo", che troppo spesso non serve neppure sia della porta accanto, tanto è più vicino. L'amore può far star molto male, ma non può mai portare a fare male. Non è proprio possibile, sarebbe una contraddizione in termini, un ossimoro. Non ci deve essere proprio il rischio dell'equivoco se non vogliamo che ci siano altre vttime come Giulia. 

Corteo NonUnaDiMeno per Giulia Cecchettin a Padova

In questi ultimi otto giorni, da sabato 11 a sabato 18 novembre, le poche certezze sulle sorti della ragazza e le speranze di ritrovare Giulia e riportarla a casa che si affievolivano ora dopo ora, hanno covato una rabbia così forte che, non solo in Veneto, sono state tante le iniziative nate spontaneamente. In tantissime città, da nord a sud. La sensazione, la paura che fosse "la solita storia", era diffusa. L'epilogo così doloroso ha confermato la sensazione che si è manifestata in diversi modi. Cortei e manifestazioni organizzate in fretta e furia in tantissime città partecipatissimi per dire basta ai femminicidi. A Padova erano tantissime per strada, alla "passeggiata arrabbiata", organizzata dal collettivo "Non Una di Meno" che ha lanciato l'appuntamento in tarda mattina. Alle 20 si sono ritrovati in più di 1500 e hanno dato vita a un corteo partito da piazzetta Toselli, nel quartiere Palestro. In serata al Geox suonava Vinicio Capossela.  «Questa mattina non mi son svegliata. E il carnefice ce l'avevo in casa. Non è stata la sfortuna, è stata la maledizione, Che procede di generazione in generazione». Recita così "La cattiva educazione", che il suo autore, Vinicio Capossela, ha intonato e dedicato a Giulia Cecchettin con il pubblico che, visibilmente commosso, si è alzato in piedi applaudendo per diversi minuti, fino a quanto non sono cominciate le note di "Ovunque proteggi". Quasi una implorazione. 

Vinicio Capossela al Geox

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