Fuga ai Caraibi: arrestato Oliviero Zilio, ex presidente del Calcio Padova

L'uomo di 67 anni, padovano, noto imprenditore edile del Nord est, condannato ad oltre 4 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta e reati finanziari

Alcuni hanno famiglia in Italia e un'altra a Santo Domingo, tutti erano bene integrati nella realtà locale, dove magari gestivano ristoranti o altre attivita' commerciali. Oppure semplicemente la loro era 'una vita in vacanza'. Sono i profili degli 8 latitanti (7 uomini e 1 donna) riportati in Italia grazie all'operazione 'Open world', atterrati stamattina a Fiumicino con la scorta della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (Scip). 

Verbali d'arresto

Gli 8 hanno firmato i verbali d'arresto e sono già diretti verso i vari istituti carcerari dove sconteranno le loro pene. L'operazione e' il risultato di mesi di attività svolte sia in Italia sia all'estero dallo Scip, basate sull'analisi di migliaia di informazioni desunte dalle ordinanze di custodia cautelare, dalle sentenze di condanna, dai fascicoli delle diverse forze di polizia, che sono servite a ricostruire la vita e la rete di relazioni dei latitanti, utili per la loro ricerca anche sulle fonti aperte e sui social network. I consolidati rapporti di collaborazione di Interpol Italia con i colleghi della Repubblica Dominicana hanno fatto il resto, consentendo che non fosse vanificata una maxi operazione che avrebbe dovuto concludersi a marzo e che era stata congelata a causa del lockdown. 

L'ex presidente

Oliviero Zilio, 67 anni padovano, noto imprenditore edile del Nord est, condannato ad oltre 4 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta e reati finanziari: provvedimento del Tribunale di Catanzaro, in carico alla Squadra mobile di Padova. Ex vice presidente del Padova Calcio, è noto alle cronache per aver distolto dalle sue società immobiliari 2 milioni e 400.000 euro; in Italia con le sue società di costruzione ha edificato un polo turistico a Davoli, in provincia di Catanzaro, mentre nella Repubblica Dominicana ha costruito un resort a circa 60 km da Santo Domingo, dove viveva e dove e' stato fermato. Divorziato dalla moglie, dalla quale ha avuto tre figli, ha una compagna italo-colombiana da cui ha avuto un'altra figlia. 

La donna

Queste in sintesi le storie criminali degli otto latitanti. L'unica donna, ma con dei brillanti precorsi criminali e la pena più lunga da scontare, è Teresa Amante, 57 anni di origini siciliane, condannata in sette procedimenti in diversi posti d'Italia (Genova, Roma, Palermo, Rapallo, Albenga) per reati di truffa aggravata, estorsione e furto per oltre 13 anni di reclusione: provvedimento in carico alla Squadra mobile di Genova. Camaleontica e spregiudicata, esperta nel furto di gioielli e soprattutto nel raggirare anziane vittime, donne per lo più ultra 80enni, in qualche caso con deficit fisici o cognitivi, che derubava dei risparmi di un'intera vita. E' stata rintracciata da personale dello Scip e dall'Interpol dominicano in un residence riservato, a 150 km dalla capitale Santo Domingo, dove conduceva 'una vita in vacanza'. Era in possesso di documenti intestati a un'altra italiana, altro espediente utile a rimanere nascosta.

Gli altri

Salvatore Vittorio, 55 anni napoletano, colpito da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Napoli - in carico al Reparto Anticrimine del Ros dell'Arma dei Carabinieri di Napoli - per reati gravissimi come l'associazione a delinquere di tipo mafioso e il riciclaggio, e' legato al clan camorristico Contini e ricercato a livello internazionale. Il clan ha trasferito nel territorio della Repubblica Dominicana ingenti somme di denaro, di chiara provenienza illecita, che Salvatore Vittorio e suo fratello Raffaele, avevano il compito di riciclare in attivita' imprenditoriali locali. Il latitante è stato fermato a Santiago de Los Caballeros (a circa 150 km dalla capitale) mentre usciva dalla propria abitazione per portare i figli a scuola. 

In manette

Per Luca Finocchiaro, 43enne di Latina, ricercato per un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Roma, in carico alla Guardia di Finanza di Fiumicino, poichè considerato a capo di un'organizzazione criminale dedita all'importazione in Italia di ingenti quantitativi di cocaina, grazie alla rete di relazioni con personale in servizio presso l'aeroporto di partenza dominicano e la disponibilità di corrieri italiani. Nei suoi confronti vi era una red notice nelle banche dati Interpol che lo segnalava come ricercato a livello internazionale per reati connessi al traffico di stupefacenti. Nella Repubblica Dominicana gestiva il ristorante La pesca de Oro, a Santo Domingo, ed era fidanzato con una donna del posto, mentre in Italia vive una figlia avuta da una precedente relazione sempre con una donna dominicana.

Luigi Capretto, 50 anni, napoletano, su mandato di cattura in ambito nazionale e condannato dalla Procura di Arezzo ad oltre 8 anni di reclusione, anche lui per reati connessi al traffico di sostanze stupefacenti, con provvedimenti in carico ai Carabinieri di San Giovanni Valdarno. Viveva a Santo Domingo, perfettamente integrato nella realtà locale, sposato e padre di una bimba di 13 anni, mentre in Italia vivono altri tre figli avuti con un'altra donna dominicana. 

Salvatore Galluccio, 52 anni partenopeo, ricercato in ambito nazionale, deve scontare oltre 6 anni di reclusione per i reati di contraffazione, ricettazione, traffico di stupefacenti, condannato dal Tribunale di Napoli, con provvedimento in carico al commissariato di Polizia Carlo Arena della Questura di Napoli. 

Marchigiani e bresciani

Sergio Cerioni, 64 anni marchigiano, ricercato solo in ambito nazionale, deve scontare circa 4 anni di reclusione per associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti con provvedimento emesso dalla Corte d'appello di Ancona. E' stato rintracciato a Santo Domingo, dove si era sposato con una donna dominicana e gestiva un ristorante. 

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Alessandro Levi, 63 anni originario di Brescia, condannato dal Tribunale di Brescia, con provvedimento in carico alla locale Squadra mobile, per il reato di bancarotta fraudolenta, deve scontare 6 anni di reclusione. Viveva ormai da tempo nella Repubblica Dominicana, perfettamente integrato nella realta' locale, possedeva una jeep e una moto e, in base alle informazioni acquisite, era in procinto di aprire una rivendita di liquori. Da RomaToday

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