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Sfruttavano e intimidivano i lavoratori: tre arresti per caporalato e riciclaggio

Obbligavano i lavoratori di alcune cooperative del settore a sottoscrivere contratti di lavoro a tempo determinato - dietro il pagamento di una somma - nonché effettuare prestazioni lavorative ben oltre l'orario part-time per il quale erano regolarizzati

Gli agenti della questura di Padova, su disposizione della Procura della Repubblica, hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare, una in carcere e due ai domiciliari, nei confronti di altrettante persone, sospettate di caporalato e riciclaggio.

L'intervista a Carlo Ferretti, capo della Digos di Padova

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MINACCE. Le indagini, partite nel 2013 dalla segnalazione di una cooperativa di logistica di Padova che denunciava una grave forma di concorrenza sleale, sono state gestite dal Pm Baccaglini. Nel mirino son finite tre cooperative, costituite nel Padovano ed operanti sul territorio, che gestivano centinaia di dipendenti impiegati nella logistica, tutti stranieri, in particolare indiani e bengalesi, scelti appositamente per il loro atteggiamento mite.

GIRO DI DENARO. Per essere assunti, gli stranieri dovevano pagare 1.500 euro e dei loro connazionali facevano da intermediari (venivano reperiti sia qui che nei paesi d'origine). Gli aspiranti dipendenti aprivano un conto corrente e davano gli estremi ai datori di lavoro. Qui veniva versato uno stipendio di circa mille euro al mese: il datore di lavoro prelevava e intascava circa 300 euro. Quindi la stessa società che accreditava lo stipendio minimo previsto dal contratto nazionale del lavoro, di fatto si riprendeva il 30%.

CONDIZIONI INUMANE. I dipendenti erano sottopagati, facevano più ore di quelle previste, spesso gli venivano corrisposte indennità per missione e rimborsi, spese non soggette a tassazione. I dipendenti erano minacciati e non potevano fare sciopero, pena la perdita di lavoro. Si trattava di persone in difficoltà economiche, con famiglia da mantenere in patria. Spesso abitavano in appartamenti di proprietà dei datori di lavoro, e a loro pagavano l'affitto.

1 MLN DI EURO. Tramite queste accortezze, le tre cooperative arrivavano a risparmiare anche 1 milione di euro all'anno. In carcere è finito F.P. Pomaro 53enne, nato a Lendinara (Rovigo) e residente a Padova: la mente del sistema. Non figurava mai nelle società e gestiva dall'esterno. Si serviva di R.B., 36enne padovano, che si occupava della contabilizzazione mentre M.Z., 62enne padovano, con precedenti per prostituzione, aveva il compito di effettuare i prelievi. Per questi ultimi sono stati disposti i domiciliari.

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