Cronaca

Cucine popolari di Padova, Diocesi auspica un dialogo con istituzioni

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

Notizie diffuse dai giornali in questi giorni ci inducono a intervenire sulle Cucine Economiche Popolari. Esse sono proprietà della Diocesi di Padova, da cento anni a questa parte, sede di un’opera caritativa della Diocesi, affidata nella gestione alle suore Elisabettine, che quotidianamente distribuisce circa 500 pasti tra pranzo e cena e alcuni servizi accessori: docce, distribuzione del vestiario, servizio medico, segretariato sociale, assistenza legale.

Negli anni è cambiato il panorama dell’utenza, tanto che attualmente il 30-40 per cento delle persone che vi si rivolge è di nazionalità italiana, in molti casi sono persone piegate dalle conseguenze della crisi economica (perdita di lavoro, disoccupazione prolungata…), o da disavventure familiari.

La Chiesa di Padova considera suo dovere e privilegio mantenere generosamente questo servizio per le persone in risposta a un bisogno primario: il cibo.

In via Tommaseo le Cucine sono sempre state una presenza qualificata e pacifica all’interno di un quartiere significativo di Padova, per quanto delicato per la sua vicinanza a un luogo di transito e di passaggio quale è la stazione ferroviaria, che – come del resto in ogni altra grande città – porta con sé presenze a volte difficili da gestire e su cui sono chiamate a vigilare le autorità competenti. Se in città si notano degrado e insicurezza ciò non è causato certamente dalle Cucine; esse anzi sono un ammortizzatore di molti drammi sociali.

Assieme a tante altre opere di assistenza e di promozione umana della comunità cristiana, le Cucine Economiche Popolari sono una dimensione della carità, a volte la più difficile da esercitare perché non chiede dichiarazioni di appartenenza; e alla carità la Chiesa non vuole e non può rinunciare.

Ma le Cucine Economiche Popolari sono anche l’espressione di una città – Padova – che, pur nelle normali contraddizioni della convivenza civile, ha un volto accogliente e un animo generoso. Una città che non teme il dialogo e non nasconde i disagi.

La Chiesa di Padova rimane sempre disponibile al dialogo e al confronto con le istituzioni civili del territorio, rispettosa delle reciproche competenze e sempre orientata al conseguimento e al mantenimento del bene comune come pure alla ricerca concordata di soluzioni ai problemi.

Le porte delle Cucine sono aperte, le regole chiare e l’accoglienza non manca.

Di fronte al bisogno primario del mangiare, che accomuna tutti, non c’è bisogno di tessere o di dichiarazioni di appartenenza: non possiamo mai discriminare i poveri e gli stranieri.

La Diocesi di Padova sente il dovere di ringraziare tutte le persone che in questa realtà lavorano – suore, in particolare suor Lia Gianesello, e personale dipendente – o prestano servizio volontario; ringrazia le realtà economiche, le istituzioni civili che le sostengono.

A quanti giudicano dall’esterno e sommariamente una realtà umanitaria di questa portata va l’invito a conoscerla di persona e a incontrare l’umanità variegata che vi transita, spesso assetata soprattutto di ascolto. La vicinanza del Natale è un’occasione propizia per gesti di umanità e per ricordare il calore di una famiglia, che per molti ha perso anche il senso del ricordo.

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