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Mobbing in azienda perché gay: 27 mila euro di risarcimento

La Corte d'appello di Venezia ha condannato un'impresa a risarcire dei danni esistenziali, biologici e morali un operaio padovano schernito dai colleghi perché omosessuale. Per tre anni ha subito le vessazioni dei colleghi che lo avevano costretto alle dimissioni

Non poteva più cambiarsi in spogliatoio o recarsi in mensa. Episodi che lo hanno costretto alle dimissioni. A tanto erano arrivate le conseguenze della discriminazione attuata da un gruppo di colleghi di lavoro nei confronti di un operaio metalmeccanico padovano in un'azienda veneziana.

Obiettivo delle vessazioni, relative a un periodo che va dal 2000 al 2003, l'orientamento omosessuale della vittima, Emanuele Naruti, 42 enne padovano. Situazione che ancora oggi in Italia non si riesce a identificare come vero e proprio mobbing, per questo la condannata dalla Corte d'appello di Venezia, sezione Lavoro, al risarcimento al lavoratore padovano dei danni esistenziali, biologici e morali, per 26.973 euro, rappresenta una sentenza rivoluzionaria che fa giurisprudenza.
 
A ripercorrere l'iter della vicenda giudiziaria è l'assessore all'Ambiente di Padova Alessandro Zan, presidente di Arcigay Veneto e soddisfatto di questa sentenza “storica”. È nel 2005 che Naruti decide di fare causa civile - i termini per una causa penale erano già scaduti - per mobbing all'azienda in cui lavorava. A sentenza di condanna avvenuta, l'azienda ha preferito non ricorrere alla Cassazione e risarcire la vittima, oggi disoccupata ma già impegnata politicamente nella sinistra padovana.
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