Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

Ospedale: a neonata di richiedenti asilo negata iscrizione all'anagrafe

L'avvocata Aurora D'Agostino:«Mi auguro che anche per le famiglie colorate, naturali e non, vengano rimossi ostacoli e discriminazioni, tanto più oggi che a quanto pare il tema interessa tanto al governo in carica...»

La burocrazia è quasi riuscita a rovinare uno dei giorni più belli della vita di Momò, un ragazzo ivoriano, e di sua moglie. I due hanno avuto una bambina martedì scorso e giovedì, quando il ragazzo è sceso nell’ufficio dell’ospedale in cui registrare la nascita della piccola, si è visto respingere la domanda. Motivo? «Lei non ha il passaporto». Ha impiegato del tempo Momò a spiegare che lui è un richiedente asilo e che la compagna invece è una rifugiata, pertanto l’unico documento che può presentare è la carta fornita dalla questura. Ma niente da fare, «la bambina non si può registrare con questo documento» ha risposto la solerte impiegata.

Anagrafe

Per nulla scoraggiato Momò, deciso a dare ufficialità al nome della sua bambina, è andato all’anagrafe del Comune, e davanti ai suoi occhi hanno chiamato la responsabile dell’ospedale che lo aveva mandato via per capire che cosa fosse accaduto. A quel punto anche in Comune è stato rimbalzato: «Le conviene tornare tra qualche giorno con sua moglie (i due non sono sposati ndr) per il riconoscimento della bambina», gli hanno detto.

Avvocata D'Agostino

Il ragazzo non si è arreso e si è rivolto all’avvocata Aurora d’Agostino: «Ho accompagnato il giovane papà all’ufficio nascite dell’ospedale – racconta – e dopo aver spiegato all’impiegata che Momò non può avere un passaporto, in quanto richiedente asilo, e dopo aver spiegato che il documento della questura può essere legalmente usato come documento d’identità, in quanto unico documento in possesso dello straniero, siamo riusciti ad ottenere il certificato di nascita della bambina – aggiunge – in questo caso sono intervenuta io perché conosco Momò, ma quanti altri stranieri si arrendono di fronte a quello che dovrebbe essere un loro diritto riconosciuto? Capisco il tanto lavoro degli addetti alle nascite, ma scrivere cartelli in cui si chiede ai genitori di essere in possesso di passaporto per riconoscere i propri figli è un’informazione sbagliata, è chiaro che i richiedenti asilo non hanno un passaporto, per questo non possono registrare la nascita dei loro figli? Sarebbe opportuna un po’ di formazione in più per le persone che si devono occupare di queste pratiche».

Momò

Momò è arrivato nel 2015 dalla costa d’Avorio attraversando il Mediterraneo, è giunto a Padova, dove è stato accolto da una cooperativa e ora vive in un appartamento con la sua famiglia lavora come magazziniere all’Ikea: “Sono riuscito ad avere il documento che mi spetta e sono contento – spiega – ora non vedo l’ora di riportare a casa mia figlia e la mia compagna, vorrei sposarmi presto, spero che per il matrimonio non ci siano tutti questi problemi burocratici”.

Famiglia

 «Mi auguro che anche per le famiglie colorate, naturali e non, vengano rimossi ostacoli e discriminazioni – aggiunge l’avvocata d’Agostino - Tanto più oggi che a quanto pare il tema interessa tanto al governo in carica...».

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