Richiesta respinta per il detenuto Gianni Tonello: negate le misure alternative

Il detenuto, in carcere dal 2014 per reati legati al traffico di droga, ha presentato un'istanza per uscire di cella. Sulla vicenda interviene il presidente della Camera penale

Il carcere di Due Palazzi

Deve finire di scontare una pena di dieci anni, ma da febbraio è semi libero. Aveva cominciato a lavorare nell’archivio comunale ma, da quando è cominciata l’emergenza Covid19, questo permesso gli è stato tolto. Così ha deciso, di sua iniziativa, di scrivere un’istanza al giudice per chiedere di poter usufruire di misure cautelari alternative visto che, proprio dal ministero, è arrivata l’indicazione di implementarne l’utilizzo.

Il personaggio

Il giudice Furlani, non ha acconsentito alla detenzione alternativa provvisoria per il periodo dell’emergenza del Coronavirus, come era stato richiesto dal detenuto, Gianni Tonello. Tonello, condannato per avere tre volte violato la normativa in tema di stupefacenti, non è esattamente una figura non nota alle cronache. Sessantaduenne, è detenuto ininterrottamente dal 7 agosto 2014. Dopo quasi sei anni quindi, è uscito per la prima volta con l’articolo 21 a febbraio.

Istanza

L’istanza per la richiesta delle misure alternative l’ha scritta di suo pugno il detenuto, che negli anni ha studiato e imparato a farsele da solo nonostante abbia un legale che lo segue, l’avvocato Someda.

Emergenza Coronavirus

L’avvento dell’emergenza Coronavirus ha portato ministero e governo a dare come indicazione quella di tenere in detenzione meno carcerati possibili, visto che la presenza della pandemia rischia di rendere una bomba batteriologica tutti quei posti dove concentrate tante persone. Che sia un casa di cura, una casa circondariale o un carcere, il rischio che si corre è questo. Per tale ragione, da quando sono cominciate le limitazioni e le restrizioni, sono state bloccate tutte le attività all’interno delle carceri. Abbiamo così cercato il presidente della Camera penale di Padova, l’avvocato Gianni Morrone, per chiedergli un parere sulla vicenda. Per capire se è giusto non concedere le misure alternative, tanto caldeggiate dal ministero.

Misure alternative

«Da quello che mi dice - ci spiega il presidente - il detenuto è stato ammesso da pochissimo al lavoro all’esterno, che però tecnicamente non è una vera e propria misura alternativa anche se nella pratica è identica». Usciva la mattina autonomamente fino a quando non hanno chiuso a causa dell’emergenza. «E’ un soggetto molto conosciuto da chi fa un mestiere come il mio, ha di certo combinato cose brutte, ma ci ha messo molto impegno per venirne fuori. Quindi in questo momento, uno come Tonello, non ha molto senso tenerlo dentro».

Diniego motivato

«Sia la richiesta di Tonello che la risposta del giudice sono molto generiche. Nel caso del diniego è chiaro che questo si può impugnare ma bisgogna sempre stare a un ragionamento generale: ha senso mantenere in carcere chi non ha più senso che ci stia?  A che pro? A questi dovremmo farci rispondere», ci die al telefono il presidente della Camera penale.

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Situazione

In generale, com’è la situazione? «Non si possono avere 57mila detenuti quando ci sono tanti casi di persone in attesa di giudizio e tanti che devono scontare meno di due anni. Mi pare assurdo rischiare in un luogo dove non si possono rispettare le attenzioni che ci vengono quotidianamente». Ci sembra una cosa anche poco logica, alla luce delle sue considerazioni e del decreto del 17 marzo del ministero tenere dentro uno come Tonello o tanti casi come lui: «Quando si ha a che fare con il pianeta giustizia la logica va lasciata fuori dalla porta insieme al buonsenso».

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