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Ovuli di cocaina

Ovuli di cocaina

Ingoiatori dalla Nigeria a Padova Giovanissimi fra gli assuntori

Dal fermo di due giovanissimi acquirenti, l'avvio di un'indagine che ha portato alla scoperta di un'organizzazione dedita all'importazione e allo spaccio tramite l'Olanda e il canale inedito del Suriname

Dal fermo di due minorenni padovani in possesso di alcune dosi di cocaina, la squadra mobile di Padova, coadiuvata dal commissariato Stanga, ha individuato una fitta rete di trafficanti nigeriani che dal paese di origine, attraverso una precisa distribuzione dei ruoli e servendosi di ingoiatori, importavano e smerciavano cocaina a Padova dalla Nigeria tramite due rotte: una attraversava l'Olanda, l'altra da Capoverde o dal Suriname passava per il Brasile per poi arrivare in Italia, e costituiva un nuovo canale, finora mai riscontrato dalle numerose indagini delle forze dell'ordine. L'operazione si è conclusa con l'emissione di 8 misure cautelari, l'arresto di numerosi pusher attivi nelle zone della Stanga, della stazione e di Chiesanuova, 14 indagati e il sequestro di due chili e mezzo di cocaina.

LE INDAGINI. L'inchiesta è partita il 31 maggio 2012 a seguito del fermo di due minorenni di 17 e 18 anni trovati in possesso, in zona Stanga, di un paio di grammi di cocaina a testa. Dalle utenze dei loro cellulari la polizia è risalita al numero del pusher, il nigeriano Emem D., risultato essere, insieme al suo braccio destro e connazionale Frank Ikenna M., importatore della droga e spacciatore al dettaglio sul territorio padovano. Emem D. fungeva da call-center per la distribuzione dello stupefacente, anche dall'estero, dove aveva trascorso un periodo per sposare una cittadina polacca allo scopo di ottenere il permesso di soggiorno. Durante il suo arresto da parte della polizia tentò di investire gli agenti fuggendo a bordo della sua auto.

IL VIDEO: L'intervista al vicequestore aggiunto di Padova, Marco Calì

UNA STRUTTURA BEN ORGANIZZATA. Dall'individuazione di questi primi due componenti, gli agenti sono risaliti ai soggetti di maggior rilievo dell'organizzazione, fra cui Peter Osondu O., fermato all'aeroporto milanese di Malpensa con un chilo di cocaina nell'intestino, mentre stava per imbarcarsi su un volo internazionale con i documenti di un'altra persona. Il gruppo si avvaleva poi di una fitta rete di trafficanti e corrieri fra cui Emmanuel N., trovato con 8 etti di cocaina in pancia. Per rintracciarlo gli uomini della polizia dovettero controllare una decina di treni provenienti dall'Umbria, per poi riuscire a bloccarlo a bordo di un Frecciarossa. Ulteriore componente era Chukwugozie U., residente a Piombino Dese, che svolgeva il doppio ruolo di corriere e spacciatore. A capo di tutta l'organizzazione c'era un nigeriano che si muoveva dal paese di origine verso l'Italia solo raramente per risolvere in prima persona questioni importanti; destinatario di misura cautelare, ma ad oggi stabile in patria, verrà arrestato se dovesse ripresentarsi in territorio italiano.

IL VIDEO: L'arresto di Peter Osondu O. all'aeroporto di Malpensa

TECNICA DEGLI INGOIATORI. I nigeriani che trasportavano la droga ingoiavano ovuli contenenti dai 10 ai 15 grammi di cocaina con un principio attivo molto elevato, riuscendo a far arrivare a Padova dai 3 ai 5 chili di cocaina al mese. L'organizzazione si è contraddistinta per la capacità di trovare sempre nuovi canali di importazione. Oltre alla rotta passante per l'Olanda, e a quelle inedite che da Capoverde o dal Suriname attraversavano il Brasile per poi giungere in Italia, in un caso - quando la cocaina dalla Nigeria scarseggiava - i referenti padovani hanno utilizzato come fonte alcuni connazionali attivi a Perugia per far fronte alla grande richiesta di stupefacente presente in città.

GLI ARRESTI. A conclusione dell'inchiesta, coordinata dal Servizio centrale operativo della Polizia e dalla Direzione centrale dei servizi antidroga, 8 sono state le misure cautelari eseguite dalla polizia euganea nelle prime ore di oggi, martedì, richieste dal pm euganeo Sergio Dini ed emesse dal gip Mariella Fino. Tra i responsabili, 6 sono stati arrestati e 2 risultano latitanti. A questi si aggiunge l'arresto di Fevo M., braccato nel suo appartamento di Vigonza quando era già riuscito a far sparire gli ovuli in suo possesso gettandoli nel wc. Per questo motivo non è stato possibile arrestarlo per detenzione di droga, ma è stato fermato ugualmente poichè su di lui pendeva un ordine di carcerazione di un anno e tre mesi per spaccio. Numerosi poi i pusher arrestati, responsabili del microspaccio in città. 14 risultano infine gli indagati, fra loro una ragazza italiana, la compagna di Peter Osondu O., risultata essere pienamente a conoscenza dell'attività illecita del compagno.

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