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Negozi, aperture e cessazioni 2014 Padova: controtendenza "positiva" grazie agli imprenditori stranieri

I dati di Confesercenti, relativi al primo semestre dell'anno, a differenza delle altre città venete, mostrano un equilibrio tra iscrizioni e chiusure nella provincia euganea, ma "c'è ancora allarme rosso"

Padova in controtendenza: nel primo semestre 2014, il saldo della provincia, tra aperture e chiusure di negozi al dettaglio è di appena -1, con 214 nuove iscrizioni e 215 cessazioni. Questo il dato rilevato dall'osservatorio economico di Confesercenti. Un risultato positivo, soprattutto se confrontato con la media veneta e nazionale (- 696 in Veneto e -13.972 in Italia). Nel settore tessile, abbigliamento e calzature, tra gennaio e giugno le imprese sono aumentate di 47 unità (ma continua il saldo negativo per il settore ortofrutticolo). Inoltre, se si tiene in considerazione la sola città di Padova, il saldo generale, tra aperture è chiusure è abbondantemente in attivo: + 51 (negli altri capoluoghi veneti il saldo è ovunque in negativo).

DATO INGANNEVOLE. "Il dato in controtendenza rispetto a la situazione Veneta ed Italiana sui movimenti delle imprese commerciali in provincia di Padova non deve trarci in inganno - dichiara il presidente Nicola Rossi - la crisi nel settore c’è ed ha raggiunto livelli da allarme rosso in tutti i settori delle distribuzione ed in quelli della somministrazione e del sistema ricettivo".

APRONO GLI EXTRACOMUNITARI. "La positività del dato padovano dipende in grande parte dall’apertura di imprese a prevalente partecipazione extracomunitaria - ha spiegato Rossi - soprattutto nel tessile. Si pensi che negli ultimi mesi del 2013 abbiamo avuto 61 aperture di attività di vendita con incaricati, di cui 57 a titolarità di extracomunitari". Numerose nuove aperture sarebbero dovute a persone in cerca di una occupazione alternativa alla cassa integrazione o alla disoccupazione, pochissime quelle assistite da un vero progetto imprenditoriale di sviluppo e competitività.

FLESSIONE DEI CONSUMI. Anche il commercio via internet, che aveva incontrato un grande incremento di imprese, subisce un sostanziale arresto in questi primi sei mesi con 21 nuove iscrizioni e 20 cessazioni. La flessione dei consumi si fa sentire in modo pesante nelle imprese più strutturate e preoccupa il numero delle cessazioni, praticamente 1,5 imprese ogni giorno comprese le domeniche.

CLIMA DI "SFIDUCIA". "Le prospettive sono al ribasso - continua Rossi - dopo la pesante crisi del 2013 tutti ci aspettavamo un rallentamento nella caduta dei consumi e delle vendite, invece questi primi otto mesi del 2014 dimostrano un peggioramento. Una provincia come quella padovana, dove il tasso di imprenditorialità è sempre stato elevatissimo, ha preso piede un clima di pesante sfiducia - ha proseguito - quasi rassegnazione, in attesa di quello che succederà, causato dalla stretta sul credito e da un mercato senza regole che sta cannibalizzando le imprese più piccole. In questo senso occorre andare ad una vera liberalizzazione del commercio che garantisca una reale concorrenza tra le varie forme distributive".

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